Protezionismo
È questa la parola chiave del programma economico del neo presidente eletto alla Casa Bianca Donald Trump. La linea politica del tycoon, più volte ripetuta in campagna elettorale, è quella di combattere gli accordi commerciali internazionali. A partire dal NAFTA, l’accordo nordamericano per il libero scambio.
 
NAFTA: cos’è

Il NAFTA, North American Free Trade Agreement, è un accordo per il libero scambio tra Usa, Canada e Messico entrato in vigore il 1 gennaio 1994, che ha portato all’istituzione della più vasta zona di libero scambio nel mondo, interessando 370 milioni di persone. Il trattato ha eliminato le barriere al commercio e agli investimenti fra i Paesi membri, portando a una crescita degli affari transfrontalieri e rendendo le economie dei tre Stati più interconnesse.

Perché Trump odia il NAFTA
In campagna elettorale, Trump ha dichiarato di voler rinegoziare del tutto il NAFTA. «È il peggior accordo commerciale della storia», ha detto, individuando nel trattato la causa della perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore manifatturiero della cosiddetta Rust Belt americana, la “cintura della ruggine”, epicentro della crisi dell’industria pesante a stelle e strisce. Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha detto che è disposto a rinegoziare il NAFTA, ma i leader messicani non hanno espresso la stessa disponibilità.
 
Oggi circa 1,4 miliardi di dollari di beni attraversano i confini tra Usa e Messico ogni giorno. L’abbattimento delle barriere agli investimenti ha portato anche molte industrie americane a delocalizzare in Messico, grazie al costo più basso del lavoro. Ma l’avvio del NAFTA ha permesso anche la creazione di posti di lavoro negli States. Secondo l’Economic Policy Institute, circa 800mila posti di lavoro si sono trasferiti dagli Usa al Messico tra il 1997 e il 2013. Tuttavia, un report indipendente del Congresso nel 2015 ha dimostrato come la gran parte dei posti di lavoro negli Stati Uniti sia stata persa per l’avvento dell’automazione e non “per colpa” della delocalizzazione in Messico.
 
Va anche detto che, grazie alla produzione meno costosa in Messico, gli americani beneficiano di prezzi più bassi per l’acquisto di cibo, vestiti, macchine e prodotti elettronici. E gli scambi commerciali sono cresciuti molto: l’export dagli Usa al Messico lo scorso anno è aumentato di circa il 470% rispetto al 1993.
 
Stralciare il NAFTA farà crescere il lavoro negli USA?
La strategia di Trump sarebbe quella di penalizzare le aziende che producono in Messico, aumentando le tariffe sulle importazioni. Cosa che i messicani difficilmente accetteranno. Oltre al fatto che una politica di questo tipo potrebbe scatenare una guerra commerciale tra i due Paesi, portando il Messico a un aumento sulle tariffe per le importazioni dei prodotti americani. Il che potrebbe causare a sua volta un rallentamento dell’economia americana e un’ulteriore perdita di posti di lavoro. 
Non è detto poi che stralciare il NAFTA farà crescere i posti di lavoro nell’industria americana. Le aziende andranno alla ricerca di altri Paesi con un costo del lavoro basso in cui spostare la produzione, in Sudamerica o in Asia.
 
Non solo: lo stop al NAFTA potrebbe causare la perdita di milioni di posti di lavoro negli Usa legati proprio al commercio con il Messico. Ad esempio, i jeans vengono quasi tutti prodotti in Messico e poi entrano negli Usa completamente esentasse grazie al NAFTA. Stralciare il trattato, dicono i produttori, renderebbe molto costoso portare i jeans dal Messico agli Usa. Il che farebbe male alle imprese e ai posti di lavoro.
Dire addio al NAFTA dopo più di vent’anni sembra insomma un’ottima trovata elettorale, ma poco realizzabile nella realtà, se non producendo conseguenze tutt’altro che positive. A partire proprio dall’economia a stelle e strisce che Trump vuole difendere.