Alla fine ce l’ha fatta. Donald Trump è il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, il primo a non avere nessuna esperienza in politica e a non avere prestato il servizio militare. Ha vinto battendo Hillary in quasi tutti gli “Swing State”, gli Stati in bilico, e ora che ci siamo messi alle spalle la maratona elettorale americana, durata oltre un anno, possiamo iniziare a capire in che direzione andranno le politiche degli Stati Uniti.
 
Una vittoria a sorpresa

Non ci si può fidare troppo dei sondaggi, questo ormai è chiaro. Dopo l’errore della Brexit, si sono ripetuti anche negli States: secondo la maggior parte degli osservatori sarebbe stata Hillary a prendere la poltrona della Casa Bianca, invece ecco The Donald. Prima si è preso in sequenza Oklahoma, Mississippi e Tennessee, Alabama e South Carolina, poi è stata la volta di Arkansas, Nebraska, South e North Dakota, Wyoming e Texas. Per scoprire quali saranno davvero gli effetti sull’economia e sul mercato del lavoro di questa elezione dovremo aspettare mesi, se non anni, ma possiamo maturare delle aspettative sulla base delle promesse fatte dal miliardario durante la campagna elettorale.
 

La svolta di Trump

Durante questi mesi in giro per gli States, Trump ha puntato forte sul lavoro e sul rilancio delle imprese a stelle e strisce, proponendo un taglio alle tasse sia per le aziende che per le persone fisiche. Non sembra inoltre avere in mente una riduzione della spesa pubblica, anzi: la crescita dell’occupazione deve essere supportata tramite investimenti nelle infrastrutture e, promette Trump, nei prossimi anni creeremo 25mila posti di lavoro assicurando un aumento del PIL del 3,5% all’anno. Rispetto a Hillary ha anche una minore attenzione per l’ambiente, dal momento che ha dichiarato di puntare sul petrolio per dare maggiore slancio all’industria, ritenendo il surriscaldamento globale imputabile all’inquinamento crescente una bugia. Occhio anche al protezionismo che si appresta a introdurre, Congresso permettendo, dal momento che ritiene svantaggioso per gli USA il NAFTA (l’accordo per il libero scambio di merci nel Nord America): chi violerà gli accordi commerciali verrà punito con multe più rigide. Insomma, uno scenario ancora da scoprire, che però sembra decisamente “disruptive” rispetto al recente passato.
 
Cosa cambia per l’Italia

L’Italia è sempre in bilico e i mercati la osservano con attenzione. La vittoria di Trump, secondo molti osservatori, creerà scompensi soprattutto nei Paesi più deboli dell’Eurozona e l’Italia fa parte di questo gruppo. Inoltre le dichiarazioni contro la finanza di Wall Street e contro il Presidente della Federal Reserve Janet Yellen aprono scenari difficilmente prevedibili e infatti le borse di tutto il mondo si stanno adeguando con rapide prese di posizione: tutta Europa è in rosso, con Milano maglia nera trascinata al ribasso dal settore bancario.
Per l’Italia però è più importante capire quale sarà l’esito del Referendum costituzionale di inizio dicembre. Abbiamo visto che la scorsa settimana i rendimenti dei titoli di Stato italiani sono cresciuti più di quelli spagnoli e questo significa che i mercati sono nervosi per via dell’incertezza politica del nostro Paese. Abbiamo il potenziale economico per crescere, ma l’incertezza ci limita nei movimenti. E con Trump alla Casa Bianca ora l’incertezza è aumentata.