Il 2017 si è rivelato più positivo di quanto ci si aspettasse all’origine: un anno fa si aver raggiunto un punto di svolta delle politiche monetarie, con un’importante revisione del profilo dei tassi di interesse, tuttavia oggi possiamo dire che il resto degli asset class ha retto bene l’impatto: da un lato le banche centrali parlavano di tapering (fine delle loro politiche di sostegno), ma dall’altro hanno continuato ad alimentare la liquidità sul mercato fino a raggiungere i 2.500 miliardi, a fronte dei 1.000 miliardi circa degli anni passati.

La novità per il 2018 è che la proiezione dei dati che conosciamo su questi valori - sulla creazione di liquidità delle cinque maggiori Banche Centrali - porterà questo valore a 500 miliardi. Insomma, è nuovamente lecito prepararsi al venir meno dell’attuale sostegno da parte della liquidità.
 

Per il resto, i dati economici si sono rivelati positivi. In America forse una piccola delusione arriva ancora dai salari, che continuano a non mostrare la progressione che ci si attenderebbe dal momento che il mercato del lavoro registra una disoccupazione piuttosto bassa, che in questo momento non si traduce in inflazione. Questo “mistero”, come lo ha chiamato la Yellen, perdura e fa sì che permanga una dicotomia fra valutazioni azionarie ancora buone, perché prezzate sulla crescita, e obbligazionarie, anch’esse positive perché prezzate sulla mancanza di inflazione.
Se però hanno ragione i banchieri centrali e i nostri economisti, che per il 2018 si aspettano una sorpresa positiva a livello di inflazione, è ovvio che questa dicotomia tenderà a risolversi e dovrebbe, nello scenario migliore, farlo soprattutto a danno dei bond.

Quindi, dal punto di vista strategico, la raccomandazione ovvia per i prossimi mesi è di mostrarsi piuttosto cauti sull’esposizione obbligazionaria.

In un contesto così positivo anche la volatilità si è decisamente appianata. Nulla fa pensare che entro fine anno si debba rompere l’incantesimo. Anzi, ci son buone notizie sul fronte americano, per quanto riguarda la riforma fiscale. Per cui, salvo problemi geopolitici o altri incidenti di percorso, l’anno dovrebbe concludersi positivamente.

Approfittiamo di quest’ultima analisi per augurare a tutti i nostri lettori buone feste e buona fine anno, da parte di tutto il team di Pictet Asset Management Italia.

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