Dopo gli attentati in Spagna torna ad essere preponderante, per i mercati finanziari, il rischio geopolitico. Per i mercati, questi eventi terroristici non rappresentano più un grosso elemento di sorpresa. L’attenzione infatti si è concentrata perciò maggiormente sui fatti recenti che hanno interessato i rapporti con la nord-corea e l’amministrazione americana.

Sono stati rintracciati diversi segnali di debolezza per un proseguimento dell’agenda Trump. In particolare restano ancora lontani l’implementazione del programma di riforma fiscale, i processi di deregolamentazione e la spesa per le infrastrutture dell’amministrazione Trump. Le conseguenti sorprese negative sono da collocare però in quadro economico in realtà molto positivo: sono buoni i dati relativi al mercato del lavoro americano ma il quadro inflazionistico non muta, registrando un’inflazione bassa al di sotto degli obiettivi disposti dalle banche centrali, quindi sulla soglia del 2%.


Quello dell’inflazione è stato un tema discusso dalla FED e anche oggetto della Jackson Hole, il grande meeting delle banche centrali tenutosi pochi giorni fa. I movimenti valutari sono di grande rilevanza e molto importanti per i destini dei portafogli denominati in euro.

Nonostante quanto espresso nel meeting di luglio da Mario Draghi in merito alla poca preoccupazione per la forza dell’euro, le minute della Banca Centrale Europea hanno mostrato come l’euro, ormai alla soglia dell’1.20, crei non poche preoccupazioni nella ripresa delle inflazioni. È probabile dunque, che nel prossimo incontro di settembre, la BCE non farà annunci sul rimodulamento del Quantitative Easing, trovandosi a rivedere a ribasso le previsioni di inflazione.

Sul fronte FED, il meeting di settembre non sembra suggerire un proseguimento del rialzo dei tassi ma sarà un incontro in cui verrà annunciato il facing-out, la riduzione del bilancio delle banche centrali. C’è dunque coerenza con il suo profilo di volatilità, che è ritornata a salire. I bond restano invece forti sui timori di rischi geopolitici e movimenti valutari che vedono l’euro in lieve – ma costante – deprezzamento.

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