In USA, nonostante le attese, le evidenze macroeconomiche mostrano un rallentamento dei dati stessi. Il mercato del lavoro ha mostrato una crescita occupazionale inferiore rispetto alle previsioni mentre permangono stabili gli indicatori anticipatori. 

Si ripete il classico schema degli ultimi mesi: leading indicator molto tonici e coerenti con un’attività economica forte. Gli indicatori coincidenti e congiunturali come quelli sulla produzione industriale mostrano risultati poco convincenti.

Nell’area euro sono diminuiti i rischi. Dopo le presidenziali francesi, anche le amministrative hanno registrato una vittoria di quei partiti più europeisti. Anche in Italia a convincere l’elettorato sono stati quei partiti di stampo più tradizionale.

Il Regno Unito si è trovato a fronteggiare, invece, problemi più gravi: le elezioni anticipate volute dalla Prima Ministra May si sono rivelate un boomerang che ha reso più difficile la formazione di un governo.

In USA, Trump ha sventato il rischio di impeachment. Sopito questo rumore mediatico, a ritornare in auge sono i punti dell’agenda Trump, che resta però lontana dai radar dei mercati. I temi che erano protagonisti nei mesi precedenti, quali la performance dei settori ciclici, la forza del dollaro, i rialzi dei tassi e i settori favoriti dai tagli delle tasse e delle infrastrutture, resteranno ancora nell’ombra per qualche tempo.

Si è in attesa delle prossime ore per il meeting della FED, della quale si aspetta il rialzo dei tassi, ormai scontato dal mercato. Desta curiosità la modalità di comunicazione della FED per le intenzioni future. Il mercato prevede possibilità molto basse di un ulteriore rialzo nel corso dell’anno corrente mentre resta viva la discussione sulla possibile riduzione del bilancio. Questo scenario potrebbe verificarsi nel corso del 2017 dimostrandosi coerente con il livello dei tassi, soprattutto nella parte lunga della curva americana, ormai vicina al 2%.

La BCE, con le parole di Mario Draghi, ha confermato di mantenere uno stimolo ai livelli attuali, notando come i rischi deflazionistici siano in calo e l’inflazione resti bassa. Le ultime revisioni delle previsioni della BCE si tengono sempre su un tasso di inflazione piuttosto basso.
Questa situazione conduce ad una rotazione settoriale del mercato, evidente nel caso dell’incidente del settore tech a favore dei titoli più ciclici e a una ripresa degli energetici. I tassi di interesse restano bassi come estremamente basso resta il regime di volatilità.

 
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