Uno dei focus del mese di aprile si incentra sul dato dell’occupazione in USA. Resta solida la creazione di occupazione nonostante siano emerse differenze sostanziali nello stato di salute del mercato del lavoro tra famiglie e imprese. Il tasso di disoccupazione cala e la stessa indagine dimostra comunque un mercato che fa fatica a rendersi più dinamico.
 

Gli indici di sorpresa economica, rispetto alle attese, forniscono evidenze di un’attività economica in buona salute. Ciò accade soprattutto nei mercati sviluppati, in Europa e negli USA. In questo scenario si aggiunge il fattore politico. Negli Stati Uniti il Partito Repubblicano non è riuscito a far passare la nuova riforma sanitaria che avrebbe annullato l’Obamacare. Questo rappresenta un insuccesso pesante, destinato a produrre un riverbero sull’attuazione degli altri punti dell’agenda Trump previsti per i prossimi mesi. In particolare, nella battaglia che si gioca sul suolo fiscale, si teme per la messa in atto di quei punti che riguardano tagli alle tasse e investimenti in infrastrutture.

Sul fronte Federal Reserve, sono state comunicate notizie di rilievo. È il caso dell’annuncio di una possibile riduzione del bilancio previsto per il 2017. Tramite i suoi esponenti, la FED aveva già espresso in passato questo tema, ma quest’ufficializzazione decreta in via definitiva la possibilità di ridurre i titoli che vanno in scadenza. Quest’azione stabilisce un rallentamento dell’aumento dei tassi che incide, inoltre, anche sul dollaro. Con questo meccanismo, la moneta perde forza se confrontato ad altre valute.

In Europa, Mario Draghi, nella conferenza tenutasi con gli ECB Watcher, ha rassicurato con un messaggio importante: si mantiene lo stimolo fino a quando l’inflazione europea non riesca a raggiungere la giusta velocità per rendersi indipendente dalla politica monetaria e si renda adeguatamente diversificata in tutti i paesi.
Sul fronte europeo si colloca un’altra grande incognita per i mercati. L’esito del primo turno delle elezioni francesi, il 23 aprile, è anticipato da sondaggi che vedono Marine Le Pen presidente con probabilità inferiori al 30%. In tale scenario, il differenziale dei tassi tra Francia e Germania si è mosso raggiungendo i 70 punti base.

In via generale, per concludere, i mercati restano pressoché immobili. Complici di questa staticità sono le incognite politiche e una relativa stabilità di matrice macroeconomica. Nel corso delle settimane a venire si assisterà, con molta probabilità, a una riattivazione.

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