Febbraio è stato un mese positivo per gli attivi rischiosi. Si prolunga la linea positiva con l’amministrazione americana, anche se si è ancora in attesa dei dettagli delle riforme fiscali preannunciate. L’entità di tali riforme resta, infatti, buona, ma nel concreto queste sono ancora assenti e in ritardo rispetto ai tempi classici dell’amministrazione USA.

C’è ottimismo, invece, per l’atteggiamento di Trump, che ha incoraggiato i mercati. Il Presidente è stato conciliante verso la Cina ed è apparso, nell’ultimo Congresso, più disposto al compromesso. Tali elementi fanno intuire che la strategia aggressiva promulgata in campagna elettorale e messa in atto nei primi tempi del suo insediamento, si sia dimostrata una forma di pre-tattica, utile strategicamente per quanto riguarda i negoziati, ma meno perentoria rispetto a quanto i contenuti lasciassero presagire.


Sul fronte Fed c’è stato un inasprimento dei toni inatteso e significativo. Come preannunciato, la Federal Reserve è pronta ad un rialzo nel mese di marzo, confermandosi, secondo le previsioni,  altri due o tre ulteriori rialzi per quest’anno. In questo senso, la Fed, si è dimostrata più dura rispetto a quanto il mercato lasciasse intendere nei mesi passati.

I motivi del cambiamento di tono hanno a che fare con due elementi:
  1. Il rischio insito nell’amministrazione Trump, che viene incorporato dalla Fed.
  2. Altri elementi che potrebbero condizionare le scelte future del Presidente, come la minaccia di deregolamentare il sistema finanziario.
     
Tirare conclusioni si rivela ancora affrettato e il rialzo di marzo è un’opportunità, per la banca centrale, di portarsi avanti sul lavoro. Nel frattempo i Bond soffrono e le azioni si fermano di fronte al rischio che la Fed si possa muovere più velocemente rispetto ai tempi previsti. In Europa la situazione resta migliore ribaltandosi al margine rispetto agli Stati Uniti.

La situazione francese, con l’assenza di un candidato credibile e in grado di far fronte alla politica promossa dalla favorita Le Pen, è leggermente migliorata. La candidata è calata nel supporto dei suoi sostenitori e il mercato registra un miglioramento. La scelta di sovrappesare la situazione europea resta dunque convalidata, nonostante il tasso di volatilità politica che permane.

In ultima analisi, ascoltando le recenti parole di Draghi, si percepisce maggiore durezza rispetto al passato. In particolare il discorso era inspirato in difesa dell’euro, come avvenuto nel 2012. In questa fase c’è un forte avallo, da parte della politica tedesca, nel mantenere ordine in Europa.  Il rischio politico europeo, nella percezione del mercato, potrebbe quindi diminuire nelle prossime settimane.

Ti sei perso le precedenti analisi dei mercati?
Leggi anche:

Investire oggi: l’analisi dei mercati finanziari di Febbraio 2017 | di Marco Piersimoni
Investire oggi: l'analisi dei mercati finanziari di Dicembre 2016 | di Andrea Delitala
 
​​​