Nell’analisi dei mercati finanziari del primo mese di questo nuovo anno, grande attesa è riservata all’insediamento del neoeletto presidente Donald Trump. Molte altre turbolenze, però, hanno investito i mercati durante l’anno precedente. Su tutte, anche l’effetto post-Brexit e il ricambio politico dopo l’esito del Referendum Costituzionale italiano. Quest’ultimo, successivamente al periodo iniziale, ha contribuito a risollevare buona parte delle attività rischiose. La finanza è stata capace di assorbire dunque tali eventi ma resta, soprattutto per il caso americano, ancora grande incertezza sugli sviluppi degli scenari globali.

Dopo il rialzo di un quarto di punto nei fed funds nel mese di dicembre, la FED comunica che è pronta a proseguire sulla strada della normalizzazione a ritmi serrati. Sono previsti, infatti, due o tre rialzi nel 2017. Il mercato si è già adeguato a questo scenario che si preannuncia, però, come uno spazio intermedio tra due possibilità,  indissolubilmente legate ai primi atti del neoeletto presidente americano:
  1. La prima riguarda un’ulteriore accelerazione dei rialzi, nel caso in cui si verificasse la spinta fiscale promessa nell’agenda economica di Trump;
  2. La seconda potrebbe invece corrispondere ad una stasi, nel caso di conflitto tra agenda presidenziale e Congresso o di aspettative disattese, riguardo alla ripresa dell’economia statunitense.

Nel frattempo, è necessario proseguire con la giusta cautela e con allerta, cercando di pronosticare quanto prima quale dei due scenari sarà quello che prevarrà. Wall Street è ottimista a seguito dei primi risultati riscontrati a ridosso dell’insediamento di Trump, ma bisogna tenere in considerazione anche le marcate note protezionistiche della “trumpnomics” professata in campagna elettorale e le sue conseguenze dal punto di vista globale.
Gli investimenti, nel frattempo, continuano nelle attività rischiose. Si trova valore nei mercati rimasti più indietro: quello Europeo, in particolare, prevale su quello americano e al contrario, dal punto di vista obbligazionario, quello americano conserva più valore rispetto a quello del Vecchio Continente.
Sospesa resta la direzione del dollaro. L’upside è limitato, almeno fino a che non riuscirà a verificarsi lo scenario di crescita spinta.