Nell’analisi dei mercati finanziari di novembre, in primo piano non può che esserci l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Una vittoria inattesa, a dispetto dei sondaggi e delle previsioni della vigilia. Ma anche un messaggio politico che, come già era accaduto per il referendum sulla Brexit, manda un chiaro segnale antiestablishment e rivela un disagio profondo.
 
Per capire se la ricetta economica e politica della nuova amministrazione americana saprà rispondere a questo disagio, dovremo attendere. Certo, Trump ha il vantaggio di poter contare su un allineamento repubblicano tra presidenza e Congresso. Cosa che non accadeva ormai da molti anni.
 
Come hanno reagito i mercati davanti a questo risultato elettorale inatteso? All’inizio c’è stato un prevedibile shock, con azioni giù e bond su. Ma il risk off è durato pochissimo. I mercati sono tornati a salire, passando subito alla elaborazione di quali potrebbero essere le novità economiche della nuova leadership Usa. Sono quindi stati riconsiderati gli elementi pro rischio. Sono state ricomprate le azioni, mentre le obbligazioni sono andate giù.
 
La nuova ricetta economica di Trump, con meno tasse e più spesa pubblica in infrastrutture, potrebbe portare verso un maggiore deficit e una minore spinta monetaria. Tutto si muove verso tassi più elevati. Se la festa sui bond era già finita, l’elezione di Trump non fa che accelerare il processo. I bond, insomma, faranno male ancora per un po’.
 
E se è vero che il programma economico di Donald Trump è imperniato sul protezionismo e lo slogan elettorale “America first”, non è detto che la crescita economica americana gioverà a tutti. Anzi. I primi perdenti di questa fase potrebbero essere i mercati emergenti.