Il sondaggio sui canali Pictet AM Italia

Sul nostro profilo Twitter o sulla nostra Pagina Facebook potete partecipare al sondaggio e dirci quali sono le vostre sensazioni e le vostre riflessioni sull’esito di questa elezione per il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America.

Primo scenario: Trump Presidente

Dopo la crisi del 2008, che proprio dagli Stati Uniti si è estesa nella maggior parte dei Paesi avanzati, la parola d’ordine di banchieri centrali e mercati è una sola: stabilità. In tempi di bassi tassi e poca crescita, quello che più spaventa gli investitori è un periodo di incertezza. Ecco perché i mercati hanno paura di vedere Trump uscire vincitori dalle elezioni americane dell’8 novembre e lo dimostrano i mugugni in seguito alla notizia dell’indagine FBI su Hillary Clinton: i sondaggi hanno portato il candidato repubblicano sempre più vicino alla moglie di Bill e l’S&P 500, l’indice di Wall Street, ha registrato una serie di ribassi simili a quelli del novembre 2011.

I mercati non nascondono la propria predisposizione per Hillary, anche perché nei suoi comizi il miliardario di New York non ha mai risparmiato attacchi alla comunità finanziaria, a banche e corporation. Altra istituzione nel mirino di Trump è la Federal Reserve e in particolare la politica di Janet Yellen: i tassi sono stati mantenuti bassi per troppo tempo, ragiona Donald, ora servono meno ingerenze politiche e un maggiore coraggio per accelerare la stretta monetaria. Se diventasse Presidente, Trump potrebbe anche spingere per un ribaltone alla guida della Banca Centrale americana, che rimane comunque un organo indipendente, causando forti scompensi nella comunità finanziaria internazionale. Dal punto di vista dell’economia interna invece Trump ha già spiegato di voler abbassare le tasse per le imprese, così da dare maggiore slancio alla crescita americana e creare decine di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Secondo scenario: Hillary Presidente

“Manteniamo lo status quo”. Sembra essere questo il messaggio che arriva da economisti e analisti di tutto il mondo a sostegno dell’elezione della Clinton. È più presidenziale e più convincente, meno controversa e meno propensa ad accentuare l’isolazionismo commerciale degli Stati Uniti rispetto al suo rivale.
Nel suo programma Hillary ha già detto no a una tassa sulle transazioni finanziarie, come per esempio la Tobin Tax, e ha proposto di aumentare la pressione fiscale e introdurre una tassa per i “super ricchi”. Un’idea già vagliata da tempo, se si tiene conto che negli USA l’1% di americani più ricchi paga tasse sul reddito personale del 27,1%, mentre il restante 99% paga solo il 10,1% di tasse sul reddito. Giusto per fare un confronto, nel nostro Paese chi guadagna tra i 15.000 e i 28.000 euro l’anno deve pagare l’aliquota del 27%. Gli altri capisaldi del programma della Clinton passano per una svolta green, con maggiore attenzione all’ambiente e all’inquinamento, e a controlli molto più stringenti sulla finanza speculativa, compresa quella che si avvale di algoritmi e bot.