Il mercato del lavoro americano e le attese per la Fed
Nell'analisi dei mercati finanziari di ottobre, in primo piano troviamo il mercato del lavoro americano, dove il ritmo di creazione occupazionale oscilla tra le 150 mila e le 200 mila unità, mentre il tasso di disoccupazione rimane pressoché stabile e la crescita salariale non entusiasma. La riunione della Fed di novembre è in programma 6 giorni prima delle elezioni presidenziali, ed è pertanto improbabile che il rialzo dei tassi avvenga in quell'occasione, si punta piuttosto ad un rialzo nel mese di dicembre.
 
Sorprese dai dati economici
I dati economici sono confortanti, mostrandosi leggermente migliori rispetto alle attese nell'aggregato, con sorprese positive e importanti nel Regno Unito, in Cina e nell'area Euro, mentre sono in linea con le attese per quanto riguarda il Giappone e gli USA. Sorprese arrivano anche dalle revisioni alle previsioni per la crescita economica comunicate recentemente dal FMI: sia il 2016 che il 2017 vedono gli USA in rallentamento rispetto alle attese di luglio, crescite invece leggermente migliori in Europa e in Giappone e quasi invariate in Cina. Questi dati non indicano però un fisiologico ribilanciamento della crescita mondiale, bensì stiamo assistendo al rallentamento del traino, con tutte le incognite che ne conseguono.
 
L'hard Brexit e l'inefficacia della politica monetaria
Torna in rilievo la Brexit, con il Primo Ministro Theresa May che parlando di “hard Brexit” - cioè di un'uscita del Regno Unito dall'UE senza alcun tipo di accordi per l'accesso al mercato unico - fa indebolire la sterlina, già sofferente per buchi di liquidità sul mercato.
Il tema di medio termine resta quello dell'inefficacia della politica monetaria. Il tapering della BCE, ipotizzato ma poi ultimamente smentito da Draghi e Praet, ha segnato in negativo alcune giornate dei mercati con perdite simultanee su azioni ed obbligazioni, e, come già sottolineato in passato, è questo venir meno del beneficio di decorrelazione che complica la costruzione dei portafogli e dei mandati bilanciati. L'uscita dal regime di repressione finanziaria, in quanto non sospinto da un'accelerazione della crescita economica, rende vulnerabili entrambe le attività finanziarie, per cui complica l'attività di gestione del portafoglio, che necessita di ulteriori accorgimenti.