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Brexit or Bremain?
Gli inglesi hanno tempo fino alle 22 di oggi (23, ora italiana) per esprimere il proprio parere sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione Europea e, com’è logico che sia per un referendum di rilevanza mondiale, già dalle primissime ore sono partiti i bilanci parziali.
Secondo gli ultimi aggiornamenti Ansa, i sondaggi di questa mattina restituiscono la fotografia di una Gran Bretagna ancora “spaccata in due” fra il Dentro o Fuori. Un vero e proprio testa a testa sul filo del rasoio.

1. Brexit

Implicazioni economiche
Nell’eventualità di un’uscita, è facile aspettarsi stimoli monetari importanti da parte delle principali banche centrali di tutto il mondo, con Bank of England e la BCE particolarmente attive. Allo stesso tempo, la banca centrale svizzera interverrà probabilmente sul mercato dei cambi, per tamponare un probabile apprezzamento del franco svizzero ed è inoltre molto probabile che qualsiasi tipo di deterioramento delle condizioni finanziarie a livello globale spingerà la Federal Reserve a ritardare il rialzo dei tassi al prossimo anno.
Una possibile Brexit può far pensare poi ad ulteriori spinte al ribasso (un altro 10% almeno) per i titoli azionari europei che dipenderanno, nel medio periodo, principalmente dalla risposta delle banche centrali e da come procederanno i negoziati fra Gran Bretagna ed Unione Europea.

Implicazioni politiche
Le consegnuenze politiche di un'ipotetica uscita della Gran Bretagna sono molto difficili da valutare. Il Brexit potrebbe potenzialmente servire come forza destabilizzatrice, dando impulso ai movimenti populisti che si oppongono  all’attuale establishment in Europa o, in alternativa, velocizzare l’integrazione politica degli altri stati membri, alimentando le capacità della regione di competere con la Gran Bretagna in aree come quella bancaria e finanziaria. Inoltre, la Svizzera e il Lussemburgo potrebbero trarre beneficio nel lungo periodo, come possibili centri finanziari. 

2. Bremain

Il referendum britannico coinvolge un'alta percentuale di indecisi (circa 13% del totale) e la storia ci insegna che in questi casi, in genere, è più facile che prevalga lo status quo.
In questa eventualità, è possibile aspettarsi delle vendite sui molti investimenti di tipo difensivo che hanno guadagnato negli ultimi tempi, come lo yen giapponese, i titoli governativi europei e l’oro. Al contrario, dovrebbero recuperare in modo significativo le valute e quelle asset class sulle quali gli investitori hanno costruito delle posizioni “short”, come la sterlina, l’Euro, i titoli azionari europei ed inglesi