Professionalmente sono vicino ai miei clienti nelle loro scelte in campo finanziario e mi affascina capire come vengono prese certe decisioni e quali aspetti psicologici influenzino la scelta. Dalla fine degli anni ’90, sempre più frequentemente, viene citata quella che in inglese è definita “behavioral finance”.

Cos’è la finanza comportamentale?

La finanza comportamentale è quella parte di studi economici che analizza le decisioni di investimento dei risparmiatori. Su questo argomento sono stati perfino assegnati dei premi Nobel per l’economia: nel 2002 allo psicologo israeliano Daniel Kahneman, per gli studi e le ricerche sulla psicologia cognitiva, i processi mentali e le decisioni economiche, e nel 2013 all’economista statunitense Robert James Shiller, autore nel 2005 del libro “Irrational Exuberance” e per i suoi studi sulla formazione di bolle speculative e sulla volatilità dei mercati finanziari.

A cosa serve la finanza comportamentale?
La risposta è semplice: serve ad individuare possibili errori e aiuta ad evitarli.
Dando una sbirciatina al passato, è evidente che in vari momenti storici le decisioni negli investimenti siano state influenzate dalle emozioni. Qualche esempio significativo:

- L’euforia nei titoli azionari del 2000
- I terribili avvenimenti dell'11/09/2001
- La crisi post bolla internet, tecnologia e telecomunicazioni del 2002/2003
- La crisi Lehman Brothers nel 2008, dei mutui subprime e del mercato immobiliare
- La crisi dei titoli di Stato area euro nel 2013
- La crisi greca del 2014/2015

Cosa hanno in comune questi momenti storici e quali sono state le scelte di investimento prevalenti? Perché prendiamo certe decisioni?
 
I 3 principali filoni
Hersh Shefrin (autore nel 2002 del libro “Beyond Greed and Fear: Understanding Behavioral Finance and the Psychology of Investing) ci aiuta ad individuare i tre temi principali:
  1. Euristica: decisioni prese su regole empiriche, approssimative, che non seguono analisi strettamente razionali, ma prese istintivamente sulla base di esperienze passate, pregiudizi cognitivi e razionalità limitata.
  2. Inquadramento: la scelta viene influenzata dal modo in cui viene presentato un problema.
  3. Inefficienze di mercato: tutte quelle spiegazioni che non sono razionali come, ad esempio, errate valutazione di prezzi.
Analizziamo insieme alcuni di questi, che probabilmente ci è già capitato di provare o di osservare.
  • L’overconfidence (letteralmente essere troppo sicuri di sé) è una sovrastima delle informazioni personali, un’eccessiva fiducia nei propri mezzi. Comportamento arrogante, eccessi di sicurezza, sopravvalutazione di se stessi e delle proprie conoscenze ed informazioni.
  • E per quanto riguarda i risultati, l’avversione alle perdite fa percepire un maggiore dolore per un risultato negativo rispetto al piacere ed alla motivazione di realizzare un guadagno. La conseguenza può essere una decisione in direzione contraria rispetto a quella utile.
  • Anche l’effetto-gregge può arrecare danni. Quante volte essere a conoscenza che numerose persone (come pure la maggioranza in un gruppo), avere anche la conferma che altri han fatto la medesima scelta, ci porta tranquillità e ci fa prendere la medesima decisione?
  • Le esperienze del passato possono influenzare le scelte future. Un esempio classico che può averci coinvolto in famiglia è l’acqua bollente. Essersi scottati una volta con l’acqua bollente non significa che l’acqua sia sempre di una temperatura fastidiosa! Quindi se in passato alcuni investimenti non han dato soddisfazione, non è corretto proiettare il passato nel futuro.
  • Un altro aspetto riguarda le resistenze al cambiamento. Quanti mantengono azioni acquistate nel 2000-2001 a prezzi stratosferici rispetto agli attuali e sono ancora presenti nei portafogli, con la speranza che prima o poi tornino alle vecchie quotazioni?
Ci sono numerosi altri comportamenti che potremo conoscere ed approfondire in futuro. Il coinvolgimento emotivo e psicologico è comprensibile, perché siamo umani e non siamo dei computer. Proviamo emozioni!

Come contrastare (o mitigare) gli effetti?
Avendo sempre ben chiari i motivi che ci hanno spinto a risparmiare, che sono i nostri obiettivi di risparmio, e il tempo necessario a raccogliere i frutti di quanto abbiamo seminato: un imprevisto può sempre capitare, dopo 3 mesi o dopo qualche anno dalla partenza. Ma proprio perché si chiama imprevisto (e pertanto non prevedibile), bisogna saper affrontarlo senza farsi travolgere.

Un consulente di fiducia può essere di aiuto per avere presente sempre la rotta dei propri risparmi.
Luca Doleni
Private Banker
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