Stati Uniti
Gli ultimi dati macroeconomici relativi agli Stati Uniti sono di buon tenore. Il dato sul mercato del lavoro ha mostrato una buona creazione occupazionale e una ripresa degli indici anticipatori dell’attività manifatturiera. In questo contesto comunque rimangono alcune aree in chiaroscuro, nell’ambito dell’economia americana, tanto che l’indicazione di previsione elaborata dalla FED di Atlanta per la crescita nel primo trimestre è solo marginalmente positiva, pari allo 0,1%.

Questo può forse giustificare il tono accomodante, assunto dal Presidente della FED, Janet Yellen, nel corso delle ultime comunicazioni. La Yellen ha permesso, quindi, una stabilizzazione del mercato valutario, soprattutto per quanto riguarda le divise dei paesi emergenti. Siamo in un mondo in cui il dollaro ha perso slancio e si sono invece rafforzati nettamente lo Yen e, in parte, anche l’euro.
Questo cambio di atteggiamento, da parte della presidente americana, trova qualche spunto in ambito economico, ma è probabilmente figlio di un accordo più ampio, teso a stabilizzare l’economia cinese e, in generale, il mondo degli asset emergenti.

Cina ed Europa (in vista Brexit)
In effetti, gli ultimissimi dati sulle riserve monetarie in Cina, mostrano addirittura una ripresa dell’accumulo di riserve per 10 miliardi di dollari, nel corso del marzo 2016, e questo si è ripercosso in un’evidente divergenza di performance tra gli asset finanziari del blocco dollaro, rispetto al blocco Yen e al blocco euro.

Per quanto riguarda il blocco Yen, compare in vista un cambio di mix tra politica monetaria e politica fiscale, ossia una ripresa dello stimolo fiscale, a parità di stimolo monetario, che giustifica un apprezzamento della divisa, mentre per quanto riguarda il blocco europeo, il movimento è stato meno violento probabilmente ance in virtù del fatto che il mercato inizia a guardare a giugno e agli esiti del referendum inglese.