Piacenza, 8 marzo 2016
 
Il tempo è gratis, ma è senza prezzo
Venerdì sera, location postmoderna, pubblico selezionato tutto al femminile, si parla dei luoghi comuni sul rapporto tra donne, tecnologia, risparmio e investimenti. La platea è attenta e stimolante, i commenti concreti e centrati: emergono competenze, consapevolezze, curiosità, preoccupazioni, desiderio di interlocutori qualificati e una mancanza di tempo che sarebbe eufemistico definire cronica.
 
Tra uno stuzzichino e un sorso di ottimo chianti la conversazione si focalizza su uno dei temi più caldi: la pensione. L’ultima riforma, il contributivo, l’opzione donna, il lavoro, le tasse, la crisi, la precarietà del sistema, la mancanza di fiducia nel mercato, fanno sentire più o meno tutte preoccupate e disorientate.
 
Chiara, laureata quarantenne professione copy, dà voce al suo disagio: “Io alla pensione ho pensato tante volte, ho anche provato a informarmi, ma non ho ancora trovato nessuno che rispondesse in modo convincente alle mie domande, per cui non ne ho fatto nulla”.
 
Le chiedo quale risposta le stia più a cuore. “Sapere se la pensione integrativa che mi prospettano è da intendersi in termini reali o nominali, io con quei soldi devo farci la spesa!”. Sacrosanto. Lei è soddisfatta della mia risposta; io, invece, ho una domanda che mi rimbomba in mente da quando ha detto “per cui non ne ho fatto nulla” e le chiedo se abbia idea di quanto le sia costata la risposta che le ho dato. Mi guarda meravigliata – mi succede spesso -  e mi risponde: “Nulla”.
Purtroppo non è così, e quando glielo dico la sua meraviglia aumenta.

 
Time is money!
Regola aurea, questa, che diventa un pilastro quando ci si occupa di pianificazione previdenziale. Perché? Almeno per tre motivi:

1. Prima aderisco, migliore sarà la tassazione che osserverò nel momento in cui andrò in pensione e percepirò la prestazione, sia in conto capitale che come rendita (imposta sostitutiva con aliquota del 15% che scende dello 0,30% annuo per ogni anno di adesione successivo al quindicesimo, con massimo sconto pari al 6%).

2. Prima aderisco, prima passano gli anni che devo attendere per potermi avvalere delle anticipazioni (otto anni dall’adesione per anticipazione del 75% finalizzata all’acquisto / ristrutturazione della prima casa, per sé o per i figli, e del 30% per anticipazione senza vincoli di finalità). E, attenzione: aderire non significa versare, ma unicamente aprire la posizione alla previdenza complementare, il che è fattibile senza alcun obbligo di versamento.

3. Prima inizio a versare, più tempo avrò per accumulare il mio montante, meno dovrò versare e meno rischi dovrò assumermi per raggiungere il mio obiettivo di pensione complementare

Inoltre se la forma di previdenza complementare (fondi pensione o pip, n.d.r) che ho scelto non mi piacesse più, avrò la possibilità di interrompere immediatamente e senza penalizzazioni, aprirne un'altra e, dopo solo due anni, trasferirvi quanto maturato nella precedente ed accorpare le posizioni. E lo potrò fare tutte le volte che lo riterrò opportuno, in totale libertà (perché è la legge che me lo garantisce: Decreto legislativo, 05/12/2005 n° 252, G.U. 13/12/2005).
 
Quando si tratta di pianificare in nostro futuro pensionistico, procrastinare è l’errore più grave: posso cambiare forma, cambiare i versamenti, cambiare il profilo di rischio, cambiare il consulente, perfino cambiare lavoro, ma non posso agire sul tempo.
 
Come scrisse Harvey MacKay: “Il tempo è gratis ma è senza prezzo. Non puoi possederlo, ma puoi usarlo. Non puoi conservarlo ma puoi spenderlo. Una volta che l’hai perso non puoi più averlo indietro”.
Monica Gardella
Professional Financial Advisor
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