Padova, 4 marzo 2016
 
Come abbiamo investito?” Questa è una domanda che ho ricevuto spesso, negli ultimi tempi. Due episodi hanno creato non poca apprensione per i risparmi di una vita: da un lato le quattro banche “fallite”, e dall’altra due Banche Popolari che hanno svalutato pesantemente le loro azioni, proprio qui, nella Regione dove vivo e lavoro.
 
La diversificazione è un concetto che si trova oramai ovunque, soprattutto nel settore finanziario e degli investimenti. Tuttavia, nella realtà pochi patrimoni sono tutelati secondo tale principio. Diversificare significa, non solo detenere investimenti diversi, ma nello specifico sarebbe opportuno che non fossero correlati fra loro o lo fossero debolmente.
 
Negli ultimi tempi, molti conoscenti e clienti mi hanno avvicinato chiedendomi informazioni sugli strumenti finanziari sottoscritti presso le loro banche locali, direttamente o indirettamente. Si trattava di certificati di deposito e obbligazioni, in qualche caso subordinate, con rendimenti modesti, ma non per le somme investite. In molti casi l'intero patrimonio finanziario era su un singolo titolo o strumento in capo ad un singolo emittente. Il caso Veneto, relativo ad alcune Banche Popolari, è il tipico esempio di scarsa diversificazione; i titoli in possesso erano in capo allo stesso emittente e in molti casi illiquidi (non quotati su un mercato regolamentato).

Entrare nel merito di queste scelte è difficile; il forse banale concetto di diversificazione non è così facile e semplice, ancora per molti, legati a vecchie consuetudini. Il rischio specifico (o diversificabile), collegato al singolo titolo o emittente, non rientra nel DNA di questa tipologia di risparmiatori. Infatti, detengono, nel migliore dei casi, titoli tutti emessi dallo stesso emittente.
 
Il Bail-In ha preso ormai piede e molti risparmiatori si preoccupano dei loro investimenti; la nuova norma può coinvolgere gli azionisti, obbligazioni ed in ultima ipotesi anche i correntisti, in caso di dissesto della banca.
Diventa perciò importante, per tutti i risparmiatori, dedicare più tempo al loro denaro, verificare periodicamente gli investimenti e ribilanciare il portafoglio, secondo gli obiettivi di ciascuno. Questi dovrebbero essere i passi da compiere.
 
Sarebbe opportuno affidarsi ad un consulente in cui riporre fiducia e spesso la scelta risulta difficile e complicata, perché non è sempre facile cambiare il proprio modo di investire: in Italia i principali punti di riferimento sono la Banca locale e l’esperto investimenti. A differenza dei paesi anglosassoni, nel nostro paese il Consulente, non gode ancora della fiducia della massa, probabilmente a causa della mancanza di informazione su questa figura che in molti casi gestisce importanti patrimoni “Privati” godendo di massima stima e profonda fiducia.
 
Per praticità e per il poco tempo a disposizione, i risparmiatori continuano ad individuare uno specifico titolo o strumento, quando investono. Le conseguenze sono scarsa diversificazione e concentrazione del rischio specifico in capo all’emittente.
I molti risparmiatori che negli ultimi tempi si sono trovati "a secco", con i loro investimenti, hanno sicuramente sottovalutato questo rischio sconosciuto. Una selezione di strumenti finanziari diversificati per tipologia è sempre la prima buona regola per la gestione dei propri investimenti e, anche in questo caso, avrebbe permesso di limitare le perdite
 
Alberto Rampazzo
Professional Financial Planner
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