Parliamo ancora di Personal Branding. Ma questa volta, approfittando della sua breve trasferta italiana, lo facciamo insieme a Cathy Curtis, Certified Financial Planner statunitense intervenuta martedì 2 febbraio a ConsulenTia2016 in qualità di ospite speciale di Pictet Asset Management.

P: Quali sono le prime tre azioni che un professionista dovrebbe compiere, per intraprendere un serio percorso di Personal Branding? 
CC: Per chiunque voglia intraprendere un percorso di costruzione (o di restyling) della propria reputazione, direi che i tre punti fondamentali sono:
1. Cambia modo di pensare.
Fare Personal Branding significa, prima di tutto, imparare a pensare a se stessi come ad un brand. Provare a cambiare prospettiva. Sembra una cosa scontata, e forse lo è, tanto che spesso ce ne dimentichiamo. Ognuno di noi ha una reputazione. La prima cosa è, quindi, prendersi del tempo per analizzarla, con sincerità, e capire se sia coerente con le nostre aspettative, personali e professionali.

2. Chi sei? Chiedilo agli altri.
Il secondo consiglio è: trova il tuo posizionamento, la tua Unique Value Proposition. Chiediti cosa ti distingue dagli altri, cosa ami davvero fare e quali siano i valori con cui vorresti che gli altri ti identificassero. Ma come fare a conoscere l’opinione che gli altri hanno di noi? Semplice, basata chiedere (meglio se per iscritto, così si sentiranno più liberi di rispondere sinceramente): chiedi agli altri di descriverti; potresti scoprire cose su te stesso che mai avresti immaginato.

3. Definisci il tuo mercato.
Definire il proprio “target market” è essenziale, per intraprendere un buon percorso di Personal Branding. E questo non significa selezionare rigidamente la propria clientela, “accettando” solo chi corrisponde esattamente alle nostre aspettative. Significa sapere esattamente con chi vogliamo parlare: decidiamo quali sono i nostri interlocutori preferenziali e rivolgiamoci principalmente a loro. Se faremo un buon lavoro, diventeremo un punto di riferimento per la nostra “nicchia” di mercato.

P: Come si fa a sapere di essere sulla strada giusta?
CC: Spesso sono i nostri stessi prospect a suggerircelo: quando una persona mi contatta perché è interessata a collaborare con me, l’80% delle volte accade che i dati personali che fornisce, compilando il form di contatto, o le informazioni che ci scambiamo nel corso del primo colloquio, corrispondano esattamente a quelli del mio “cliente ideale”.
È pura questione di marketing: comunicare il giusto messaggio alla giusta audience, mi permette di attirare l’attenzione del tipo di clienti con cui amo lavorare.
 
P: A livello di topic di interesse, quali sono le principali differenze (se ce ne sono) tra investitori uomini e donne?
CC: Sulla base della mia personale esperienza, ce ne sono eccome. In linea di massima, una donna che cerca la consulenza di un promotore finanziario tende a fidarsi di più, mentre gli uomini oppongono maggior resistenza ai consigli e approcciano l’investimento come una sfida. L’atteggiamento di una donna è invece concepire l’investimento come una obiettivo personale: si potrebbe dire, semplificando, che sono meno interessate alla performance e più inclini a considerare, nel concreto, in che modo le diverse scelte di investimento impattino sulla loro vita. Per tutti questi motivi, in genere, gli argomenti che suscitano maggior interesse per il target femminile sono quelli di stampo educational: i tutorial o i cosiddetti “how to”.
 
Un bel confronto sull’importanza del Personal Branding e sul ruolo della donna in un settore ancora molto “maschile”, come quello degli investimenti finanziari, che ci fa piacere condividere con i lettori di Pictet per Te. Con l’idea che questi spunti possano essere un punto di partenza per un dibattito senza dubbio interessante e costruttivo.