Una rapida analisi dei mercati, alla fine di questo anno complesso, ci dice che dopo un novembre interlocutorio, ben impostato ma in fondo senza grandi spunti per i mercati finanziari, le grosse novità e i cambiamenti si sono rivelati molto più evidenti all’inizio del mese di dicembre. In particolare, è stata la BCE il primo elemento a muovere il mercato.

Chi ha assistito a una delle ultime tappe dei Roadshow Pictet probabilmente non sarà del tutto sorpreso, perché, in queste occasioni, ci era già capitato di toccare il tema del mercato, ormai sovraccarico di aspettative.
La BCE ha in effetti annunciato un abbassamento del tasso, già negativo, sulle riserve libere delle banche, che passa da -0,20 a -0,30: quello che ormai tutti davano per scontato, dal momento che gli stessi membri del direttorio della BCE l’avevano in qualche maniera già annunciato in più di un intervento pubblico.

Ma la maggior delusione si è verificata, forse, sul fronte dell’aumento degli acquisti: la Banca Centrale non ha dato una chiara impostazione dell’aumento del ritmo degli acquisti, ma ha semplicemente prorogato di 6 mesi la scadenza naturale (portata a marzo 2017), e prospettato l’idea che avrebbe reinvestito cedole e capitali. E nonostante l’inclusione di agency e istituzioni parastatali, la situazione reale non ha raggiunto il livello delle aspettative del mercato.
La reazione e le spese principali sono attualmente riconducibili al dollaro e, per il momento, alle attività rischiose. Ma le borse europee hanno perso parecchio.
Insomma, per il momento il motto sembra essere “Buy the rumour and sell the fact”.
Che cosa dobbiamo aspettarci per il 2016?