È una delle voci principali della road map del nuovo ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Oltre che uno dei punti chiave del contratto di governo Lega-Cinque Stelle. La green economy, come spiega Edoardo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile ed ex ministro dell’Ambiente, rappresenta «la via per riappropriarsi del futuro».
 
«Nei prossimi 35 anni il consumo di risorse raddoppierà su scala mondiale. E nonostante i passi compiuti negli ultimi 25 anni, dalla conferenza di Rio del 1992, non siamo su una rotta di sostenibilità. Occorre scollegare la crescita economica dal degrado ambientale», scrive Ronchi.
 

Cosa serve? Per prima cosa, dice, si deve partire da un cambio alle politiche pubbliche attuali, dal solo vincolo della riduzione del bilancio, quando invece la green economy richiederebbe grossi investimenti. Con uno sguardo di lungo periodo.
 
A seguire, secondo Ronchi, servirebbe una riqualificazione del patrimonio urbano esistente per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici. E questo in parte sta già avvenendo. Dal 2007 al 2017 gli investimenti in nuove abitazioni sono diminuiti del 64%, mentre le ristrutturazioni hanno coperto il 79% del valore dell’intera produzione del settore edilizio.
 
In Italia non mancano nemmeno le imprese green. Il 44,3% delle imprese italiane ha introdotto innovazioni per avere bonus ambientali, aumentando il fatturato in quantità doppia rispetto alle altre. E anche il comparto agricolo è leader europeo per le produzioni di qualità certificata con un valore di 13 miliardi e oltre il 12% della superficie agricola è coltivata con metodo biologico. La percentuale più alta in Europa, con 70mila operatori censiti nel 2016.
 
Ma è sul fronte dell’inquinamento e dei rifiuti che c’è ancora molto da fare. Nel libro “La transizione alla Green Economy”, Ronchi dimostra che, al contrario di quanto normalmente si pensa, la raccolta differenziata permette un risparmio economico notevole. Citando un’analisi pubblicata da Ispra nel 2017, viene fuori come «nel Nord Italia, con il 64,2% di raccolta differenziata (Rd), la gestione dei rifiuti raccolti in modo differenziato e avviati al riciclo costa mediamente 15 centesimi di euro al kg, mentre per quelli indifferenziati raggiunge circa 25 centesimi di euro al kg. Al Centro e al Sud, con Rd più basse rispetto al Nord i costi di gestione dei rifiuti da Rd sono molto superiori: 21,5 centesimi di euro al kg al Centro e circa 24 al Sud».
 
Ed è anche l’aria delle metropoli italiane che resta ancora molto inquinata. Secondo i dati esaminati dal libro di Ronchi, nelle città d’Italia si registrano ogni anno circa 80mila decessi prematuri a causa dell’inquinamento atmosferico e l’82% della popolazione dei comuni italiani è esposta a valori medi annuali delle polveri sottili superiori ai valori guida dell’Oms. Non a caso, scrive l’autore, nel futuro della green economy le città avranno un ruolo centrale. Ed è da qui che passerà anche il nostro futuro di cittadini.

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