In Italia la finanza non è rosa. Nel panorama della già malandata educazione finanziaria italiana, le donne sono ancora più indietro degli uomini. Anche tra i più giovani.
 
Secondo uno studio condotto dalla George Washington University, firmato da Annamaria Lusardi (attuale direttore del Comitato italiano  per l’educazione finanziaria) e Noemi Oggero, meno della metà dei Millennial italiani ha una alfabetizzazione finanziaria. Con un divario conoscitivo enorme tra ragazzi e ragazze: secondo gli ultimi risultati dei test Pisa Ocse, quando si fanno domande su temi finanziari, l’Italia è l’unico Paese in cui i maschi ottengono in media punteggi superiori alle femmine. E questa distanza continua poi quando si va avanti con l’età: il 45% degli uomini italiani si può considerare alfabetizzato finanziariamente, mentre tra le donne questa percentuale scende al 30%. Uno scarto che piazza l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi membri del G20 per il gender gap in materia di conoscenze finanziarie.
 
Oltre ai risultati Pisa, lo studio di Lusardi e Oggero analizza anche i dati raccolti da Standard & Poor’s tramite un sondaggio mondiale tra i Millennial del 2014. Le domande poste riguardavano quattro  concetti: il tasso di interesse semplice, quello composto, l’inflazione e la diversificazione del rischio. Chi dava risposte corrette almeno a tre domande su quattro superava il test. Concetti semplici che dovrebbero essere alla portata di tutti, per aprire un conto in banca, accendere un mutuo o chiedere un prestito. Eppure in Italia non è così. Con le donne che restano ancora più indietro rispetto ai coetanei maschi. Perché accade? Una questione culturale, forse, che porta le ragazze a essere meno educate alla gestione del denaro rispetto agli uomini.

Un problema enorme, però, se si considera che le donne hanno un’aspettativa di vita maggiore rispetto agli uomini e, con un sistema pensionistico in crisi come quello italiano, stipendi più bassi rispetto ai colleghi (gender pay gap) e interruzioni della carriera legate alla difficile conciliazione con la vita privata, sono chiamate invece ancora più degli uomini a prendere decisioni economiche. Il legame tra alfabetizzazione finanziaria e stabilità economica è un tema vivo, perché abilita le politiche rivolte verso la cittadinanza, come affermato da Claudia Segre, Presidente di Global Thinking Foundation

Una situazione allarmante alla quale si sta cercando di mettere riparo. Con alcune azioni politiche. La più importante è stata l’istituzione del Comitato per l’educazione finanziaria, che ha il compito di elaborare una strategia nazionale di alfabetizzazione finanziaria. A capo della squadra c’è una donna, Annamaria Lusardi, che ha condotto lo studio di cui si è parlato all’inizio. L’idea è quella di educare ai principi della finanza sin dai primi anni di scuola. Sperando anche di colmare il gap uomo-donna, in un Paese come l’Italia dove l’occupazione femminile è anche tra le più basse d’Europa. Conoscere le basi della finanza permetterebbe, forse, di trovare un lavoro con più facilità.

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