C'è chi la chiama Agricoltura 4.0. È l'agri-tech, la fusione tra tecnologia e filiera agroalimentare. Il campo di applicazione è molto vasto. Si va dai sensori all'intelligenza artificiale per gestire le risorse all'utilizzo dei droni nei campi. Dall'automazione degli impianti produttivi agli oggetti connessi che permettono di coordinare flotte di trattori. Fino alle etichette intelligenti che “raccontano” al consumatore quello che sta consumando.
 
Quanto vale l'agricoltura 4.0

Secondo Goldman Sachs, le tecnologie hardware e software dell'agricoltura 4.0 varranno, a livello globale, 240 miliardi di dollari entro il 2050. A che punto è l'Italia? Secondo l’Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano e il Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia, c'è un mercato da circa 100 milioni di euro, il 2,5% di quello globale. Un dato ancora povero, che però racconta anche le enormi potenzialità di crescita del settore. “Nonostante i benefici in termini di riduzione dei costi, di qualità e resa del raccolto – afferma l'Osservatorio - la diffusione di queste soluzioni è ancora limitata e oggi meno dell’1% della superficie coltivata complessiva è gestito con questi sistemi”. In altre parole: i vantaggi ci sono, ma in pochi sanno o possono coglierli. Anche perché, come spesso accade in Italia, anche il tessuto imprenditoriale agricolo è fatto da piccole e medie imprese che non sempre si dimostrano pronte ad accogliere le novità del mercato. Anche se “molte PMI italiane si stanno attivando nella trasformazione digitale dell'agroalimentare”, la spinta decisiva arriva dalle “native digitali”. Sulle 481 startup internazionali Smart AgriFood nate dal 2011 al 2017, ben 60 (cioè il 12% sono italiane).
 

Cosa vuol dire agri-tech

L’Osservatorio Smart AgriFood ha censito 220 soluzioni offerte in Italia da più di 70 aziende. Si osserva una forte concentrazione di quelle che si rivolgono alla coltivazione (sono circa l'80% del totale). Il 48% si occupa di mappare monitorare i terreni, il 42% controlla le attività di macchine e attrezzature e il 35% si concentra su irrigazione e fertilizzazione mirata. Lo strumento utilizzato è spesso quello dell'analisi dei dati (in tre casi su quattro), accanto all’Internet of Things (41%) e  sistemi software di elaborazione e interfaccia utente (57%). Come si nota, la somma supera quota 100, per la semplice ragione che molte soluzioni incrociano diverse tecnologie. Le soluzioni si dividono poi equamente tra “generaliste” e verticali. Una su due, infatti, è utilizzabile a prescindere dal settore agricolo. Mentre le altre puntano a una maggiore specializzazione, soprattutto nei comparti ortofrutticolo, cerialicolo e vitivinicolo.
 

I maggiori vantaggi

Ma quali sono i vantaggi dell'agricoltura 4.0? Percorrendo tutta la filiera, l'elenco sarebbe lungo. L'Osservatorio lo sintetizza in due voci: qualità e tracciabilità. Il 51% delle aziende analizzate ha utilizzato le tecnologie digitali per valorizzare la qualità di origine, soprattutto in prodotti (come vino, cacao e caffè) dove la provenienza della materia prima è fondamentale. La qualità non è solo del prodotto ma anche dei processi. Quindi miglioramento della sicurezza alimentare, riduzione dell'impatto ambientale, benessere degli animali, efficienza dei servizi, comunicazione ai consumatori e trasparenza. Per i ricercatori del Politecnico di Milano, poi, l'agri-tech “interviene in maniera sostanziale nella tracciabilità alimentare”. Come? Riducendo i costi, aumentando i ricavi, rendendo più efficienti i processi e dando valore alla filiera


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