L’attesa stretta monetaria della FED è stata confermata dal Governatore Jerome Powell e proseguirà nei prossimi mesi. Ora la forchetta dei tassi di interesse si è attestata all’1,5-1,75% dall’1,25-1,50%, ma non sarà l’ultima mossa. Durante la sua prima conferenza stampa da numero uno della FED Powell ha assicurato che «alzare i tassi troppo lentamente farebbe aumentare il rischio che la politica monetaria debba diventare bruscamente restrittiva e questo danneggerebbe l’espansione economica». Largo allora a una serie di rialzi al costo del credito, tenendo però d’occhio l’andamento dell’economia reale.
                                                      
      
Verso una FED più decisa nel rialzo dei tassi

«Stiamo cercando di prendere una via di mezzo e questa consiste nell’alzare i tassi gradualmente fino a quando l’economia proseguirà sul suo percorso» ha spiegato Powell. L’attenzione rimane alta, anche perché dopo un gennaio in cui la crescita americana si era dimostrata convincente, febbraio e marzo sono stati in chiaroscuro. I consumi delle famiglie hanno tirato il freno dopo l’accelerata degli ultimi mesi del 2017 e l’inflazione non ha giovato particolarmente della bassa disoccupazione, con un certo stupore del board della Federal Reserve.
 

Tutto dipende dall’inflazione

Secondo il report elaborato sulle previsioni dei governatori delle diverse Banche Federali regionali, potremmo assistere a due rialzi quest’anno, che permetterebbero di raggiungere la forbice del 2-2,25%, per arrivare fino al livello del 2,75%-3% di fine 2019. Idee forti, che però dovranno fare i conti con l’effettivo andamento dell’inflazione. Il rafforzamento di questa stretta però in questo momento è pianificato su una crescita attesa dell’inflazione oltre la soglia fatidica dal 2% entro il 2020. Allo stesso tempo, le stime parlano di un Pil americano che chiuderà il 2018 al 2,7% e il 2019 al 2,4%, entrambe previsioni ritoccate al rialzo rispetto a pochi mesi fa. Detto che l’economia a stelle e strisce è nel suo momento migliore da 10 anni a questa parte, come ha sottolineato Powell.

 
La finanza sembra avere imparato la lezione della crisi

La FED sta monitorando l’andamento del sistema finanziario americano e, da quello che emerge, la stabilità è stata finalmente trovata. Grandi quantità di capitali, liquidità in espansione, più accortezza sui rischi e maggiore attenzione agli stress test per prevenirli. Le lezioni della crisi di una decina d’anni fa sono state utili. Ciò che resta ancora di difficile interpretazione sono gli effetti della riforma fiscale di Trump: da un lato, i tagli fiscali possono avere dato una buona spinta agli investimenti e di conseguenza alla produttività delle aziende, ma dall’altro è stato registrato un tasso neutrale di interesse ancora troppo basso e non ci sono evidenze sul fatto che la riforma del Presidente abbia avuto effetti reali in questi termini. 


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