È un lustro fotovoltaico. Lo affermano i dati dell’International Energy Agency (IEA): secondo il suo ultimo rapporto, gli ultimi anni sono stati di grande crescita. Che proseguirà almeno fino al 2022. Arriverà infatti dal fotovoltaico la maggior parte di “nuova energia” rinnovabile installata. Un dato non di poco conto se si guarda allo scenario degli ultimi anni.
 
Il sorpasso del fotovoltaico

Nel quinquennio 2005-2010, il solare fotovoltaico era poco più di una nicchia. Ben più corposo era l'apporto di fotovoltaico e idroelettrico. Tra il 2011 e il 2016 il quadro è già cambiato molto: il fotovoltaico, con 260 GWh prodotti, si impone come seconda fonte rinnovabile. Ha superato l'idroelettrico ma resta alle spalle dell'eolico (primo con 285 GWh). E, sempre nella stessa annata, il fotovoltaico è stato il combustibile con la crescita più rapida (fonti fossili incluse). La rincorsa alla vetta si sta consumando proprio in questi anni. Tra il 2017 e il 2022, l'eolico aumenterà la capacità installata di 321 GWh e l'idroelettrico di 119 GWh. Il fotovoltaico, grazie a un balzo notevole, varrà quanto le altre due fonti messe insieme: 438 GWh.
 

Aumenta la produzione, calano i prezzi

La spinta del fotovoltaico permetterà di accrescere il peso complessivo delle rinnovabili. La IEA prevede infatti che la produzione energetica “verde” aumenterà di quasi un terzo tra il 2016 e il 2022, toccando gli 8 mila TeraWatt orari. Cioè quanto consumano oggi Cina, India e Germania messe insieme. Il progresso avvicinerà le rinnovabili al punto di pareggio con le fonti fossili. Nel 2016, infatti, il carbone ha prodotto 9 mila TWh, cui si aggiungono altri 6 mila TWh da gas naturale. Ma queste due fonti resteranno più o meno stabili nei prossimi anni (a 10 mila e 6 mila TWh). Nel 2022, quindi, non ci sarà ancora la parità con il carbone, ma la distanza sarà tagliata di un terzo rispetto a quella di due anni fa. Nel più classico circolo virtuoso, la crescita della produzione si è accompagnata a un calo dei prezzi d'asta. Nel 2013 un MWh da fotovoltaico costava 180 dollari, nel 2016 il costo si era già dimezzato. E nel 2020 sarà di appena 30 dollari. Per fare un confronto: l'eolico, che pure ha mostrato un deciso calo dei prezzi, è passato dagli 80 dollari del 2013 ai 50 del 2016. Un dato che fornisce due indicazioni: la flessione è stata più lenta e (al contrario di quanto avvenuto fino a ora) tra due anni il fotovoltaico costerà meno rispetto all'energia prodotta dal vento.
 

La transizione verso le rinnovabili

Le due fonti, però, non sono in concorrenza. Sono le principali protagoniste della transizione rinnovabile. A che punto è questo percorso? Al momento ci sono differenze importanti da Paese a Paese. Nel 2022, la combinazione di eolico e fotovoltaico costituirà il 69% dell'energia prodotta in Danimarca. L'Italia toccherà il 15%. Per ridurre l'impatto ambientale, però, saranno fondamentali gli sforzi delle grandi potenze globali: Stati Uniti, Cina e India. Le previsioni indicano che raggiungeranno il 10%, raddoppiando la quota del 2016. Le sfide restano molte. Tra quattro anni, solo un'auto su 50 nel mondo sarà elettrica e solo l'11% degli impianti di riscaldamento sarà alimentato con fonti rinnovabili. 


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