Crescono oscillazioni e incertezza

Dopo oltre un anno di calma piatta, febbraio ha registrato un'impennata della volatilità, che si mantiene sostenuto tutt'ora, soprattutto se confrontata con i dati dei dodici mesi precedenti. Un andamento che appare chiaro osservando uno dei più frequentati indici di volatilità, il Vix. Si può aggiungere che, tra febbraio e metà marzo, il numero di giorni in cui l'indice MSCI World ha oscillato oltre l'1% ha già superato quello dell’intero 2017. In altre parole: c'è un risveglio repentino di una volatilità latitante durante la scorsa annata. I fattori che concorrono sono diversi e sembrano intrecciarsi. Le politiche protezionistiche di Donald Trump non favoriscono certo la tranquillità. Così come persiste una certa cautela in attesa di capire il ritmo con il quale FED e BCE rallenteranno i programmi di quantitative easing. La crescita, che pare solida in molti paesi dell'Eurozona e negli Stati Uniti e un risveglio dell'inflazione potrebbero imprimere un'accelerazione lungo la strada intrapresa dalle banche centrali.
 
La risposta alla volatilità

Quale sarà la risposta? Un sondaggio di Assiom Forex e Il Sole 24 Ore Radiocor ha registrato un deciso aumento (dal 31 al 45%) degli operatori che avranno un approccio più cauto. Ad ogni modo, sovrapporre l'idea di volatilità con quella di rischio sarebbe un errore. La volatilità è un fattore, con il quale gli investitori dovranno misurarsi, preferendo diversificare, avere un'ottica di lungo periodo, senza per questo vedere nelle obbligazioni l'unica strategia “difensiva” possibile. Anche sui mercati ci sono titoli da valutare perché più o meno volatili.
 

La ripresa dell'inflazione

L'altro ospite del 2018 è l'inflazione. Cui in parte ha concorso il rincaro dei prezzi delle materie prime. Resta da capire se, anche grazie a una crescita più solida delle attese, abbia anche basi strutturali. Il nuovo capo della FED Jerome Powell ha indicato prospettive migliori delle attese. Il bollettino della BCE ha provato a ridimensionare la questione: la crescita è solida ma la stima dell'inflazione per il 2018 è all'1,4%. Dovrebbe confermarsi sullo stesso livello nel 2019, per poi salire all'1,7% nel 2020.  Dati che convincono l'Eurotower a: “condurre acquisti netti all'attuale ritmo mensile di 30 miliardi di euro sino alla fine di settembre 2018, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell'evoluzione dei prezzi coerente con il proprio obiettivo di inflazione”.


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