Forte nell’energia, debole in agricoltura. Il gigante USA sta perdendo terreno nelle esportazioni, soprattutto di prodotti agricoli, a causa di un mix di fattori. Non ultimo, le politiche commerciali isolazioniste di Donald Trump e la guerra commerciale ingaggiata con la potenza cinese.
 
 Gli ultimi dati sull’andamento del commercio americano dicono che il deficit commerciale di beni e servizi negli Stati Uniti è cresciuto dai 53,9 miliardi di dollari di dicembre 2017 a 56,6 miliardi di dollari di gennaio 2018, con le esportazioni che si riducono molto più delle importazioni. Nel primo mese dell’anno le esportazioni ammontavano a 200,9 miliardi di dollari, circa 3 miliardi in meno di dicembre. E a calare è soprattutto l’esportazione di beni, mentre i servizi rimangono stabili o addirittura crescono.

 
La potenza agricola a stelle e strisce è in declino: il Brasile li ha superati da tempo ormai nelle esportazioni di soia (che diminuiscono soprattutto verso la Cina), e la Russia è passata in testa nelle forniture di grano. Resiste per il momento solo la supremazia nelle esportazioni di mais, ma il dipartimento dell’Agricoltura ha fatto sapere che in realtà Brasile, Argentina e anche Ucraina stanno rosicchiando quote di mercato. Tanto che si rischia di scendere presto sotto il 30 per cento. Dal 70% di trent’anni fa la quota americana sul mercato globale è già calata al di sotto del 40 per cento.
 

Il tramonto degli USA sui mercati agricoli è frutto di un mix di fattori. Quattro stagioni consecutive di raccolti da record hanno gonfiato le scorte globali, facendo scendere le quotazioni dei prodotti e rendendo sempre più agguerrita la competizione sui mercati internazionali. Non solo. Va presa in considerazione anche la forza del dollaro, che ha penalizzato i prodotti americani, rendendoli meno competitivi rispetto a Russia e Brasile, dove le valute hanno attraversato invece un periodo di debolezza.
Poi è arrivato Trump alla Casa Bianca, che ha complicato già un quadro a tinte fosche. Il ritiro dalle trattative per la Trans-Pacific Partnership (TTP) e la rimessa in discussione del Nafta potrebbero portare un ulteriore svantaggio agli USA, a favore di concorrenti come il Canada. Senza dimenticare che le guerre commerciali sui dazi ingaggiate da Washington con la Cina rischiano di fare altri danni. A gennaio, un quarto delle importazioni cinesi di soia sono arrivate dal Brasile, mentre gli acquisti dagli USA – sebbene tuttora prevalenti – sono diminuiti del 14%, riducendo al 67% la quota sul totale dell’88,5% di un anno prima. 


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