Siamo ancora la seconda manifattura europea dopo la Germania, nonostante gli ultimi anni siano stati complessi a causa di pochi investimenti, troppa burocrazia, regole non sempre chiare, fallimenti dovuti alla crisi e politiche intermittenti di assorbimento dei posti di lavoro perduti. Ma per confermarci nei prossimi anni serve migliorare il livello di innovazione delle aziende italiane, un obiettivo che si è posto il Piano Industria 4.0 voluto dal ministro dello Sviluppo Economico del Governo Gentiloni Carlo Calenda, strategia con ottimi risultati nel 2017.


30 miliardi di stimoli per raggiungere gli sfidanti obiettivi del Piano

Il primo anno del Piano è stato positivo: gli investimenti sono aumentati dell’11%, “una percentuale cinese, molto superiore a quella tedesca” ha specificato Calenda. Lo scorso anno sono stati 20 i miliardi stanziati, ai quali si aggiungeranno altri 9,8 miliardi nel 2018. Gli obiettivi di questi stimoli al tessuto industriale italiano sono diversi, i più importanti sono: crescita di oltre 10 miliardi degli investimenti privati, passando da 80 a 90 miliardi nel biennio 2017-2018; aumento di 11,3 miliardi di spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione con particolare attenzione alle tecnologie 4.0 nel periodo 2017-2020; tutte le aziende italiane connesse al web con 30Mbps entro il 2020 e almeno la metà a 100Mbps.
 

Dagli investimenti in tecnologia a quelli in formazione

Lo scorso anno le aziende che hanno sfruttato il credito d’imposta sono cresciute del 104% sul 2016. Un dato che fa ben sperare se lo sommiamo a quello del Fondo di Garanzia, che ha permesso di erogare finanziamenti alle PMI per un totale di 17,5 miliardi di euro. Inoltre, secondo i dati pubblicati dal Ministero, l’impatto del super e dell’iperammortamento e della Nuova Sabatini per il credito all’innovazione ha spinto le imprese tricolori a investire 80 miliardi. Il 35% è stato stanziato per investimenti in macchinari e in soluzioni per l’automazione, il 18% in manutenzione e installazione di macchine, il 10% in investimenti per apparecchiature elettriche ed elettroniche e il restante 37% per le altre tipologie di investimento. Ora però il salto vero e proprio va fatto per le persone, ha spiegato Calenda: “Cominciamo a spostare il focus sulla formazione, è un elemento cardine perché non spiazzi i lavoratori. Introdurremo credito d'imposta sulla formazione. Abbiamo tutti gli elementi per rendere la transizione a saldo positivo”.

 
Esportazioni e Startup

La spinta all’innovazione ha ripercussioni positive anche sull’export, tornato a crescere grazie a una maggiore competitività verso gli altri Paesi. Nel comparto dei macchinari e delle apparecchiature per l’automazione abbiamo ridotto le distanze con Francia e Germania nel 2017 grazie a una crescita dell’8%. Anche se il nostro Paese rimane negli ultimi posti in classifica per gli investimenti di Venture Capital in rapporto al PIL, qualcosa si è mosso anche nel mondo delle startup: gli investimenti early stage sono aumentati del 16,5% nel 2016 sia a livello di Venture Capital che di Business Angel. L’industria 4.0 del made in Italy riparte da qui.


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