Nessuno scossone, nessun crollo. Anche se le urne hanno restituito uno degli scenari che più avrebbero potuto mettere in apprensione i mercati: un solido rafforzamento del fronte anti-europeista. Nella prima seduta dopo la chiusura delle urne, il Ftse Mib ha ceduto lo 0,42% e lo spread Btp-Bund è stato ritoccato, mantenendosi però sotto i 140 punti base.
 

I risultati del voto

Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto oltre il 30% delle preferenze sia alla Camera che al Senato. A Montecitorio ha conquistato 229 seggi e a Palazzo Madama 114. La Lega, con 124 seggi alla Camera e 57 al Senato, è diventato il primo partito nella coalizione di Centrodestra, rendendo Matteo Salvini il candidato presidente del Consiglio proposto dallo schieramento. In caduta il Partito Democratico, sotto il 20%. I numeri dicono che una maggioranza senza 5 Stelle è complicata. Mentre (in teoria) Movimento e Lega avrebbero i numeri per governare da soli. Perché, allora, la reazione è stata praticamente piatta?
 

La reazione dei mercati

La prima barriera di difesa è, paradossalmente, l'indecisione. L'incertezza sul futuro di un governo stabile (caratteristica che in passato avrebbe impattato con forza) oggi è un antidoto, anche se non si sa quanto passeggero. La composizione della maggioranza è ancora tutta da decidere. E i mercati aspettano. M5S e Lega sono i vincitori della tornata e una loro ipotetica coalizione potrebbe garantire la maggioranza. Ma si tratta di un'eventualità ancora da costruire. Si vedrà in futuro una reazione più chiara qualora diventi realtà. A oggi resta sul tavolo una coalizione più larga, con forze che potrebbero smussare la spinta anti-europeista. I mercati, quindi, attendono e osservano senza troppi patemi. Sia perché la fase di consultazioni si annuncia lunga, sia perché un governo che si regga sul filo dei voti avrebbe meno potere negoziale con Bruxelles. Affievolendo quindi i propositi contrari al rigore finanziario preteso dall'Europa.
 

Prevale l'attesa

La calma potrebbe anche essere dovuta alla marginalità percepita delle elezioni italiane. Poche ore prima delle politiche 2018, i militanti del partito socialista tedesco hanno detto sì alla grande coalizione a sostegno di Angela Merkel. Un rifiuto avrebbe rimescolato le carte, lasciando il Paese capofila dell'Ue senza una guida salda. Solo dopo il voto della Spd, lo sguardo è stato rivolto all'Italia. Trovando una situazione momentanea di stallo. È la classica quiete prima della tempesta? Tutto dipende dalle consultazioni e dagli incastri di governo. Una maggioranza M5S-Lega sarebbe la meno gradita. Meno traumatica sarebbe una coalizione allargata e persino un governo di scopo che vari una nuova legge elettorale per tornare il prima possibile al voto.


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