Le elezioni: quali scenari

La legge elettorale che esordisce in queste politiche 2018 obbliga a raggiungere il 40% delle preferenze per governare in solitaria. Una soglia che, stando ai sondaggi, resta irraggiungibile per chiunque. Nell'ultima giornata in cui era possibile pubblicare stime di voto prima del silenzio pre-urne (il 15 febbraio), secondo YouTrend-Agi, il Movimento 5 Stelle otterrebbe il 28% dei voti, il Pd il 22,8%, Forza Italia il 16,4%, la Lega il 13,4%. Quando, nella notte tra il 4 e il 5 marzo, sarà più chiaro l'esito del voto, è molto probabile che l'Italia non conoscerà il prossimo governo. Le opzioni, a quel punto, saranno due: secondo la più improbabile i partiti alzeranno bandiera bianca e chiederanno di tornare alle urne. Altrimenti dovranno negoziare la nascita di una coalizione allargata, con alla guida uno dei due partiti più votati: M5s o Pd. Nel primo caso, si ipotizza un esecutivo sostenuto da Lega e Fratelli d'Italia. Nel secondo uno di larghe intese con Forza Italia. Ma si tratta, appunto, di ipotesi.
 

Cosa succede dopo il voto

Secondo quanto prevede la costituzione, sarà il presidente della Repubblica ad avviare le consultazioni e conferire l'incarico di esplorare la possibilità di formare un governo. Nonostante sia una scelta formalmente individuale, è chiaro che il Quirinale non potrà ignorare l'esito del voto. E, salvo sorprese in sede di consultazioni, difficile che non indichi come prima opzione il candidato premier del partito di maggioranza relativa. Questo dovrà raggranellare i voti e, dopo il via libera di Mattarella, verificare la tenuta della maggioranza in Parlamento.
 

Le reazioni dei mercati

Il quadro è quindi opaco. E a certificarlo sono state anche le parole del presidente della Commissione UE: Jean Claude Juncker ha affermato che l'Europa dovrebbe prepararsi a “un governo non operativo” in Italia. Poche ore dopo, ha smussato i toni dicendo di non essere preoccupato perché “un governo ci sarà”. Al di là della mezza marcia indietro, fino a pochi mesi fa frasi come queste avrebbero provocato ripercussioni più severe. Che invece non si sono viste. Perché? Paradossalmente, è probabile che una governabilità non immediata stia tranquillizzando i mercati. Il principale timore, nell'ottica della stabilità europea, non è tanto l'assenza di un “governo operativo” quanto la vittoria di un fronte populista ed euro-scettico. Anche se il Movimento 5 Stelle dovesse imporsi come primo partito, se vorrà governare dovrà allearsi con forze non altrettanto ostili a Bruxelles (fatta eccezione per un ipotetico governo con Lega e Fratelli d'Italia che, però, al momento sembra complicato). C'è poi un altro tema che sta distogliendo l'attenzione dall'Italia: la Germania non ha ancora un governo. Sembrava fatta con la grande coalizione che includeva anche la Spd. Ma i contrasti interni al partito e il passo indietro del leader Martin Schulz (che ha prima accettato e poi rifiutato su pressioni dei compagni l'incarico di ministro degli Esteri) ha rimesso in discussione l'esito di un voto che sembrava scontato: il 2 e il 3 marzo, i militanti della Spd saranno infatti chiamati a dire sì o no alle grosse coalizioni. E al momento le incognite tedesche pesano più di quelle italiane. Resta da capire se questo stato di calma apparente si conserverà anche dopo il 4 marzo.   


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