I bitcoin sono la moneta del futuro? Sono un asset class affidabile o una bolla destinata a scoppiare?  Il dibattito, dopo le fiammate di dicembre e il calo di inizio 2018, è più che mai aperto. Oltre a discutere le caratteristiche proprie della criptovaluta, ci sarebbe un altro elemento da valutare: i bitcoin hanno il potere di coinvolgere anche una platea di solito lontana dagli investimenti finanziari tradizionali, una platea giovane, più vicina al mondo digitale che a quello di borsa e fondi.

 
L'attenzione dei Millennials

Secondo una ricerca di Blockchain Capital, hedge fund e venture capital focalizzata sulle criptovalute, il 30% dei Millennials preferirebbe investire in bitcoin e altre criptovalute piuttosto che in azioni e bond governativi. Un dato a due facce: da una parte, la grande maggioranza punterebbe ancora su asset tradizionali; dall'altra, però, i giovani dimostrano una propensione significativa verso le monete virtuali. Ma perché i Millennials sono così attratti? C'è sicuramente una componente di fascino “anarchico”: i bitcoin sono stati concepiti come moneta alternativa a dollari ed euro, autogestita dalla comunità e non soggetta a un'autorità centrale. C'è poi l'attrattività di facili guadagni: nel giro di pochi mesi, un bitcoin si è apprezzato a ritmi vertiginosi, accompagnato da un notevole clamore mediatico. Chi, per gioco o per convinzione, ha puntato sulla criptovaluta tempo fa ha sicuramente ottenuto ritorni importanti. Emblematica, ad esempio, è la storia di Erik Finman che nel 2011, quando aveva 12 anni, ha investito 1000 dollari in bitcoin e oggi è milionario. Sui suoi social network è diventato un ambasciatore delle criptovalute, definite come “il più grande trasferimento di ricchezza” che i giovani abbiano mai visto.

I rischi da non sottovalutare

Il fascino deve però essere soppesato con i rischi. Chi ha investito agli albori dei bitcoin (o anche solo un paio d'anni fa) ha probabilmente guadagnato molto. Più complicato è farlo adesso, anche se non si può escludere che il valore tornerà a salire. Gli investitori che, spinti da enormi aspettative, hanno investito a metà dicembre (quando un bitcoin sfiorava i 20.000 dollari) hanno perso più del 40%. Il mito dei facili guadagni deve quindi fare i conti con una volatilità importante e con i pericoli legati alla mancanza di regole: le piattaforme di scambio, ad esempio, si sono spesso inceppate durante i picchi di traffico. Un condizionamento tecnico che non sarebbe concesso in un mercato regolamentato. L'idea anarchica del bitcoin come moneta alternativa è (per ora) confutata dai fatti. Oggi la speculazione prevale sull'uso per acquistare beni. E, in quanto asset d'investimento, richiede quindi conoscenze specifiche. Da questo punto di vista, la dimestichezza dei Millennials con le piattaforme digitali potrebbe essere un problema. Comprare criptovalute è semplice: basta registrarsi su un exchange, legare il proprio conto corrente o la propria carta prepagata e decidere quanto spendere. Quelli appena elencati sono tutti fattori che non impongono di tenersi alla larga dai bitcoin. Consigliamo però cautela e conoscenza di una tecnologia e di un mercato ancora poco prevedibile.   

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