Dopo la stagione dei grandi stimoli monetari, il momento della normalizzazione è arrivato. Le quattro grandi banche centrali del mondo - Federal Reserve, Banca Centrale Europea, Banca d’Inghilterra e Bank of Japan - hanno avviato, anche se con tempi diversi, una riduzione delle politiche espansive.
 
Il cambio di rotta, però, avviene gradualmente e con cautela. Uno schock improvviso potrebbe mandare in tilt i mercati.
 
La Fed negli Usa ha dato avvio al rialzo dei tassi graduale da due anni ormai. E presumibilmente si procederà in questa direzione anche con il cambio al vertice della banca centrale, nonostante la riforma fiscale dell’amministrazione Trump andrà a gravare sul debito pubblico a stelle e strisce.
 
L’Europa si muove ancora più a rilento. Mario Draghi, governatore della Bce, ha annunciato che il programma di acquisto dei titoli scende a partire da gennaio 2018 da 60 miliardi al mese a 30 miliardi al mese fino a settembre 2018, per poi passare probabilmente all’azzeramento (tapering).
 
La Bank of England, di fronte a un’inflazione crescente, ha alzato invece i tassi di interesse dallo 0,25% allo 0,50%, senza ridurre però lo stock di acquisto dei titoli di Stato. Mentre il Giappone ha sostituito il suo quantitative easing con una strategia di controllo dei rendimenti dei titoli di Stato, che ha richiesto una quantità minore di acquisti: da 80mila miliardi di yen al mese a 60mila.
 
Il nuovo corso è stato intrapreso anche se l’inflazione in nessuna delle aree economiche analizzate di fatto ancora non risponde all’aumento dell’offerta di liquidità. Nemmeno nel Regno Unito, dove l’aumento dell’indice dei prezzi non è certo frutto di una domanda cresciuta.
 
I banchieri centrali però sono convinti che l’inflazione sia soltanto in ritardo e che presto la crescita economica - che c’è – e l’aumento dell’occupazione faranno da carburante anche alla crescita degli stipendi e anche dei prezzi. «Le banche centrali sembrano voler verificare quanto a lungo possa durare lo sganciamento tra un’attività economica solida e l’inflazione debole», scrive in una ricerca di fine anno Michael Gapen di Barclays, che per il 2018 prevede però un cambiamento di rotta. Ma il attesa che l’inflazione dia segnali di ripresa, intanto si agisce con estrema cautela.

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