L’andamento economico di un Paese è un po’ come l’organismo di un ecosistema, è più forte se è interrelato con altri organismi. Acquista forza e vitalità con gli scambi commerciali, mentre si indebolisce progressivamente se si chiude a guscio. Il commercio internazionale è quindi fondamentale per permettere a uno Stato di avere un’economia sana e florida che consenta uno sviluppo sostenibile sul lungo periodo. Ecco perché, quando si sceglie di investire in un Paese, è bene guardare anche la bilancia dei pagamenti con l’estero.
 
Il meccanismo della bilancia commerciale

Ogni Paese, persino la blindatissima Corea del Nord, intrattiene rapporti commerciali e finanziari con l’estero. A seconda di come vanno i flussi in entrata e in uscita, la bilancia dei pagamenti può essere in attivo o in passivo. Se è in attivo significa che quel Paese si è arricchito attraverso le relazioni con il resto del Mondo, vendendo beni e servizi più di quanto abbia speso per acquistarli. Viceversa, se la bilancia commerciale è in passivo significa che gli esborsi sono stati maggiori delle entrate e che quindi il Paese si sta impoverendo. Bisogna tenere conto poi che, oltre allo scambio di beni e servizi, nel calcolo rientra anche il totale dei redditi primari e secondari dove troviamo i saldi degli emigrati e degli immigrati e i compensi e i pagamenti per gli investimenti e i titoli di Stato.
 
La bilancia commerciale per capire la competitività di un Paese

La bilancia dei pagamenti è quindi un indicatore molto importante per capire se vale la pena investire in un Paese. Investimenti, flussi finanziari, esportazioni, importazioni: il grado di competitività del sistema Paese si manifesta anche attraverso queste caratteristiche. Per esempio se osserviamo che un Paese ha un saldo attivo e nello stesso tempo impegna una fetta del suo Pil per supportare gli investimenti, significa che l’economia sta crescendo positivamente e in modo sostenibile.

La crescita passa dalla competitività estera

In un’economia globalizzata, più sono forti e convinte le relazioni con l’estero e più è semplice crescere internamente e migliorare la propria integrazione globale. È questa competitività estera a fare da volano per lo sviluppo. Se un Paese è chiuso con gli altri sarà caratterizzato da grandi squilibri, soprattutto perché con molta probabilità l’isolazionismo è dettato anche dalla bassa competitività internazionale. Non è un caso se, tra gli Emergenti, i Paesi segnalati dagli analisti come i più deboli sono anche quelli con minori performance nell’export: Russia, Brasile e Turchia hanno registrato valori molto bassi tra il 2007 e il 2016, molto vicino allo zero e addirittura in negativo per quanto riguarda Mosca. E l’andamento di tutta la loro economia ne ha risentito pesantemente. Nessun Paese è un’isola.

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