Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, che ha dettato l’agenda politica mondiale a suon di tweet, il 2017 è stato un anno di shock politici e grande volatilità finanziaria. E le previsioni del 2018 non sembrano essere tanto differenti, nonostante l’opposizione di una parte dei Repubblicani. Per l’Europa, invece, la vera novità sarà il tapering annunciato da Mario Draghi, che causerà reazioni improvvise sui mercati. Resta l’incognita Cina, per la quale molti analisti prevedono un rallentamento della crescita.
 
Ma partiamo dagli Stati Uniti. La Federal Reserve continuerà a normalizzare la propria politica con un aumento graduale dei tassi. Per il 2018 si prevedono almeno altri tre incrementi, come ha annunciato la presidente uscente Janet Yellen. Negli Usa la ripresa economica è in corso e continuerà nel prossimo anno, aiutata anche dalla riforma fiscale voluta dall’amministrazione Trump. Che però, come fanno notare diversi economisti, andrà probabilmente ad aumentare il debito pubblico a stelle e strisce. Mentre il Pil reale potrebbe crescere di 2-2,5 punti percentuali.
 
In Europa la previsione è che la Banca centrale europea allenterà il programma di quantitative easing. E dovrà farlo con cautela, visti i volumi coinvolti. Per l’Eurozona, il 2017 è stato un anno al rialzo, anche se lentamente. Per il momento gli scenari più pessimistici sulle controverse vittorie dei movimenti populisti sono stati evitati. E l’economia ha continuato a crescere, così come la produzione manifatturiera. Ma nonostante la crescita del Pil, resta alta la disoccupazione mentre l’inflazione si mantiene ancora su livelli bassi.
 
Restano però i rischi politici del 2018. L’instabilità è diffusa, dalla Germania alla Spagna, e le elezioni politiche italiane rappresentano un rischio. Un eventuale governo con coalizioni deboli potrebbe non essere in grado di promuovere le riforme strutturali necessarie. Senza dimenticare i negoziati sulla Brexit per l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.
 
Spostandoci a Oriente, per il Giappone l’ipotesi è che la Bank of Japan continuerà la sua poltica espansiva per tutto il 2017 anche se rallenterà i ritmi di acquisto. Per quanto riguarda la Cina invece, nonostante la previsione generale sia che la crescita economica continuerà anche nel 2018, molti analisti concordano che ci sarà comunque un rallentamento rispetto ai ritmi ai quali siamo abituati. Ma la maggiore attenzione all’ambiente emersa negli ultimi mesi nel Paese del Dragone, fa pensare a una più alta sensibilità verso investimenti sostenibili.
 
E se anche la finanza cinese si converte al green, il 2018 sarà l’anno giusto per fare profitti e insieme prendersi cura dell’ambiente.

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