Continuità: è la parola con cui la Fed chiuderà il 2017 e inizierà il 2018. Continuità nella strategia che punta a un graduale rialzo dei tassi. E continuità nel passaggio di consegne tra l'attuale presidente, Janet Yellen, e il suo successore Jerome Powell.

 
Verso il taglio di dicembre
Ormai ci sono pochi dubbi. Un rialzo dei tassi Fed nella riunione di dicembre è quasi certo. Lo suggeriscono la strada intrapresa dalla banca centrale americana, i verbali del Federal Open Market Committee (l'organismo della Fed che gestisce la politica monetaria) e il recente Beige Book, il documento che scatta una fotografia dello stato di salute dell'economia americana. La Federal Reserve ha intrapreso il suo tapering, cioè il percorso che, tramite il rialzo dei tassi e la riduzione del proprio portafogli, sta dando una sterzata alla politica di espansione monetaria.
 
Janet Yellen, che a settembre ha lasciato i tassi invariati, con tutta probabilità, procederà al ritocco nonostante l'inflazione americana non abbia ancora raggiunto il target del 2%. La Fed non pare infatti preoccupata che la decisione possa provocare una frenata. Nel Beige Book ha ribadito che si attende una crescita “moderata” e che l'inflazione continua a mostrare segnali di rafforzamento. È la conferma attesa dai mercati, dopo che il Federal Open Market Committee del 19 e 20 settembre aveva affermato che “quasi tutti” i suoi membri avevano definito “probabilmente necessario” un graduale rialzo dei tassi.
 
Jerome Powell segue Yellen
La decisione di dicembre sarà l'ultima di Janet Yellen. A febbraio, l'attuale presidente cederà la guida della Fed a Jerome Powell, indicato lo scorso novembre dal presidente degli Stati Uniti. Non è un esterno. E neppure quella personalità di rottura che alcuni osservatori temevano potesse uscire dal cilindro di Donald Trump. Powell conosce bene (e ha spesso appoggiato) le decisioni di Yellen: dal 2012 fa parte del board della banca centrale. È un sostenitore del rialzo graduale dei tassi, basato sulla convinzione che l'occupazione e (soprattutto) l'inflazione continueranno a crescere anche nei prossimi mesi. E si è schierato con l'attuale presidente anche sulla necessità di ridurre il “balance sheet”, cioè il portafogli della Fed, arrivato a livelli record proprio per sostenere l'economia attraverso acquisti massicci. Più che nelle convinzioni, la differenza tra Yellen e Powell sta nella formazione: la prima è un'economista, cresciuta nel mondo accademico; il secondo è un avvocato in ambito fiscale e finanziario. Ha lavorato tra grandi imprese private e organismi governativi. E pare godere di stima sia democratica che repubblicana: è stato sottosegretario al Tesoro nell'amministrazione Bush, nominato da Obama nel board della Fed e da Trump a nuovo presidente. 

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