Prima o poi questo momento doveva arrivare: è tempo di una riduzione del Quantitative Easing. Il presidente della Banca Centrale Europea ha confermato che, da gennaio, dimezzerà l'acquisto di titoli di Stato: passeranno da 60 a 30 miliardi di euro al mese. Dopo la Fed, anche Francoforte avvierà quindi il suo tapering, cioè l'attenuazione delle politiche monetarie espansive.
 
Acquisti ridotti, tempi allungati

Né il mercato azionario né quello obbligazionario hanno avuto scossoni. Prima di tutto perché Draghi, nei suoi interventi degli ultimi mesi, aveva comunque ampiamente preparato i mercati al cambio di direzione. E senza effetto sorpresa, la reazione è stata tenue. Hanno contribuito anche altre dichiarazioni della Bce, capaci di offrire ulteriori rassicurazioni. Draghi ha garantito un allungamento dei tempi d'acquisto (seppure in quantità ridotte) almeno fino a settembre 2018. È l'ennesima proroga: annunciato nel gennaio 2015 e partito due mesi dopo, il QE aveva la sua prima scadenza a settembre 2016.
 
Tapering reversibile e tassi bassi

Non è stata la sola rassicurazione di Draghi. Il presidente dell'Eurotower ha affermato che “se le prospettive divenissero meno favorevoli, o le condizioni finanziarie si facessero incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento dell'inflazione, il Consiglio direttivo è pronto ad aumentare gli acquisti netti di titoli in termini di dimensiono o durata”. La BCE, quindi, potrà tornare ad ampliare il Quantitative Easing. In altre parole: il tapering è reversibile. E ad ogni modo i tassi (l'altro tassello di una politica monetaria espansiva oltre all'acquisto di titoli) rimarranno “su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte dei nostri acquisti netti di attività”. Cioè ben oltre settembre 2018, senza escludere ulteriori proroghe. Si parla di tasso principale allo 0%, sui depositi negativo allo -0,4% e sui prestiti marginali allo 0,25%. 
 
Rischio inflazione basso

I livelli dei tassi sono minimi “perché - ha spiegato Draghi - l'inflazione di base continui a rafforzarsi e sostenga gli sviluppi nel medio termine, è ancora necessario un ampio grado di accomodamento monetario”. L'economia europea mostra infatti segni di accelerazione, spesso però ancora deboli. D'altra parte, non sembra sussistere il rischio di un'eccessiva inflazione (attuale o attesa): nel 2017 quella dell'eurozona - secondo Francoforte -  dovrebbe assestarsi in media all’1,5%, scendere all’1,4% nel 2018 e risalire all’1,6% nel 2019. Per altri due anni, quindi, nonostante i tassi ridotti, l'nflazione dovrebbe restare ben al di sotto del target ideale del 2%. La BCE ha dunque margine per sostenere la crescita senza incappare nell'effetto collaterale più temuto del Quantitative Easing.

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