Nel XXI secolo le grandi nazioni preferiscono fare la guerra con sanzioni economiche, battaglie valutarie e combattimenti sui mercati finanziari.
Sembra finita l’era degli eserciti, anche se i toni usati dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal dittatore nordcoreano Kim Jong-un possono fare presagire a un’escalation verso lo scontro. Come tutti sanno, il problema principale per l’occidente è l’atomica posseduta dal regime di Kim, ecco perché le “colombe” propongono metodi alternativi per piegare l’aggressività nordcoreana.
                                    
L’intensificazione delle sanzioni finanziarie

Non possiamo ancora parlare di embargo, ma potrebbe essere una delle soluzioni alla portata di Trump. Secondo alcuni consiglieri il Presidente potrebbe inviare la Marina degli Stati Uniti a pattugliare i mari vicini alla Corea del Nord per impedire che le navi attracchino consegnando beni commerciali e soprattutto materiali e tecnologie militari. Anche il blocco totale dei porti è un’opzione, ma pare molto più difficoltosa a livello di realizzazione. Nelle ultime settimane poi sono state potenziate le sanzioni per istituti finanziari e compagnie che intrattengono relazioni con Pyongyang. In questo senso si è allineata anche Pechino, dal momento che la Banca Centrale Cinese ha intimato a tutte le banche di bloccare le offerte di servizi ai nuovi clienti residenti in Corea del Nord e soprattutto di ridurre le transazioni già avviate con gli attuali clienti di Pyongyang. Inoltre, le Università cinesi hanno comunicato di avere limitato le ammissioni di nuovi studenti provenienti dalla Corea del Nord.
 
Gli avvertimenti della Banca Mondiale

Nel report di inizio ottobre della Banca Mondiale si parla per la prima volta in modo esplicito dei possibili contraccolpi sull’economia asiatica a causa del pericolo che le tensioni geopolitiche in corso “sfocino in un conflitto armato”. Chiaro riferimento alla questione Pyongyang. Oltretutto, se dovesse concretizzarsi l’opzione della guerra, ne risentirebbero i flussi commerciali e le attività economiche a livello globale. Come prima conseguenza i mercati vedrebbero aumentare la volatilità e ciò porterebbe a conseguenze negative sui forecast di crescita, con relativa riduzione della liquidità sui mercati emergenti e tassi di interesse in aumento. Tuttavia, la previsione della World Bank per l’Asia parla di un +6,4%, dato ritoccato dello 0,2% rispetto alla valutazione di sei mesi fa. Uno scenario positivo che tutta la comunità internazionale si augura di poter vedere.

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