Non possiamo parlare di effetto Brexit per la Catalogna, in questo caso il peso economico è certamente minore, ma non ci siamo nemmeno troppo lontani in quanto a conseguenze sul mondo economico-finanziario. Il problema non è soltanto la possibile uscita dal mercato spagnolo, ma quello ben più grave di un abbandono del mercato europeo. Una soluzione nella quale, secondo gli analisti, perderebbero tutti, dal momento che la regione catalana vale il 19% del PIL iberico.
 
I principali timori delle aziende

Il rischio principale sottolineato da più parti è quello derivante dall’instabilità politica, un problema che anche noi italiani abbiamo conosciuto da vicino nel 2011, che potrebbe portare a un governo di minoranza a Madrid e una forte spinta indipendentista a Barcellona, minando così il percorso di riforme che la Spagna sta mettendo in atto negli ultimi anni. C’è poi “l’insicurezza giuridica” lamentata dalla compagnia di viaggi online eDreams, che infatti ha comunicato in una nota alla Consob spagnola di avere spostato la propria sede da Barcellona a Madrid. Un segnale drastico per un gruppo che contava 1.000 dipendenti nella capitale catalana.
 
L’esodo dalla Catalogna

Secondo il quotidiano El Mundo, dal 2 ottobre sono già oltre 900 le imprese che hanno preso la decisione di traslocare dalla Catalogna. Tra le maggiori se ne sono già andate Gas Natural, Eurona Wireless Telecom, Oryzon Genomics e le hanno seguite anche aziende medio-piccole. I segnali più forti però arrivano dai grandi gruppi spagnoli, come l’istituto bancario La Caixa, che ha trasferito, “finché persisterà l’attuale situazione in Catalogna” si legge in una nota, la propria sede sociale a Palma di Maiorca.  
 
Le reazioni dei mercati

Il giorno dopo il referendum la Borsa spagnola ha perso l’1,2%, una flessione contenuta: i cali peggiori sono stati quelli del Banco Sabadell, con -4,4% e di Caixa -2,8%, nessun bagno di sangue. Anche lo spread ha tenuto, con un aumento di soli 7 punti base tra Bonos e Bund. Se guardiamo poi agli ultimi giorni, la situazione sembra rientrata alla normalità. Da un lato perché gli investitori avevano scontato già prima del voto l’esito del referendum con prese di posizione anticipatrici, dall’altro perché preferiscono assistere all’evoluzione degli eventi prima di fare le prossime mosse. La volatilità post-voto è già un ricordo, ora si aprono i nuovi scenari del braccio di ferro tra Catalogna e Rajoy.

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