Il Quantitative Easing ha accompagnato europei e americani sulla strada della ripresa economica negli ultimi anni, ma ora sembra destinato a tramontare. La decisione della governatrice della Federal Reserve Janet Yellen sembra irremovibile, così come il numero uno della Bce Mario Draghi sembra ormai orientato a rivedere la politica monetaria del Vecchio Continente. Ma, per avere più certezze, bisognerà attendere la riunione del consiglio direttivo del 26 ottobre.
                                                                                  
Per la Fed il Qe è già il passato, largo al Quantitative Tightening

La parola d’ordine è sempre cautela, perché i dati parlano di un’inflazione ancora troppo debole per una stretta monetaria, anche se entro la fine dell’anno dovremmo assistere al terzo ritocco all’insù del costo del denaro nel 2017. A partire da questo mese però l’acquisto di titoli di stato si ridurrà di 10 miliardi di dollari ogni 30 giorni e nel 2018 potrà scendere fino a 30 miliardi al mese per i titoli di Stato e 20 miliardi per le cartolarizzazioni. È il Quantitative Tightening voluto dalla Yellen che, secondo gli analisti, porterà alla fine del QE nel 2021 e a una riduzione complessiva che andrà dai 1.000 ai 2.000 miliardi di dollari a seconda delle scelte che verranno fatte nei prossimi anni.
 
La Bce osserva le oscillazioni dell’euro

Un occhio all’euro e un altro agli States: così si comporterà il consiglio direttivo della Bce guidato da Mario Draghi. La moneta unica si è già rafforzata in modo deciso sul biglietto verde e, se la Fed dovesse rimandare la stretta monetaria, anche la Bce dovrebbe fare altrettanto. Meglio evitare che il valore dell’euro cresca troppo rispetto al dollaro. Ma una divisa europea così forte porterà, secondo le proiezioni economiche, a un rallentamento dell’inflazione nel 2018. Ecco perché da gennaio gli esperti si attendono un tapering più mite rispetto alle previsioni. Forzare la mano in un momento come questo non sarebbe una mossa saggia.
                                                                                            
Gli effetti sulle banche

Nel mondo bancario c’è chi ha preso con serenità la decisione della Bce e chi chiede di chiudere in fretta con il Qe. Secondo il Presidente di Societe Generale Lorenzo Bini Smaghi “il Tapering dovrebbe fare salire un po’ i tassi di interesse a lungo termine, ma il flusso di liquidità del risparmio globale dovrebbe mantenere i tassi di interesse abbastanza bassi e farà salire i tassi a breve. Ciò porterà a una curva dei rendimenti un po’ più piatta, come si è visto negli Stati Uniti”. Quindi, conclude Bini Smaghi, “per le banche ci sono alcuni aspetti positivi e altri forse meno”. Ben più deciso è l’Amministratore delegato di Deutsche Bank John Cryan, che ha puntato il dito contro il Qe: “l’era del denaro facile in Europa dovrebbe finire. Stiamo assistendo alla formazione di bolle in un numero sempre più alto di classi di asset del mercato finanziario”.

Leggi anche:

Wall Street chiede di alleggerire le regole sulla finanza
Jackson Hole: il silenzio di Draghi e Yellen mette le ali all'euro
 
 
​​​