Angela Merkel doveva essere e Angela Merkel è stata. Anche se non con gli equilibri attesi alla vigilia delle urne, le elezioni tedesche hanno consegnato il quarto mandato nelle mani dell'attuale Cancelliera.
 
I risultati delle elezioni

L'Unione composta da Cdu-Csu si è confermata come la formazione di maggioranza relativa, con il 33% dei voti. Tuttavia, ha dovuto sopportare un deciso calo dei consensi (-8,5%). L'altro grande partito del Paese, la Spd di Martin Schulz, ha fatto ancora peggio: 5,2% in meno rispetto al 2013 e una quota di voti che scende al 20,5%. A Schulz non è riuscita la vittoria (impresa a dir poco complicata). Ma non c'è stato neppure il progresso auspicato che avrebbe spinto verso la Grosse Koalition. Numeri alla mano, un governo di larghe intese costituito (come nel 2005 e nel 2013) da Cdu-Csu e Spd sarebbe possibile. Ma il leader socialista, scottato dalla debacle, si è (da subito) sottratto all'ipotesi. È stato anche un modo per ascoltare l'elettorato di sinistra: la Linke ha infatti ottenuto il 9,2%, avanzando dello 0,6% rispetto alle elezioni di quattro anni fa.
 
Il governo “Giamaica”

Senza il supporto della Spd, la soluzione pare obbligata: un governo guidato da Cdu-Csu, in coalizione con i liberali della Fdp e i Verdi. I primi sono tra i vincitori della tornata: 10,7% dei consensi e soprattutto +5,9% rispetto al 2013. I Verdi si mantengono stabili: 8,9% e un progresso di mezzo punto percentuale. Nascerà quello che è stato ribattezzato il “governo Giamaica”, perché composto da partiti con colori uguali alla bandiera del Paese caraibico: nero (Cdu-Csu), verde (Die Grünen) e giallo (Fpd).
 
L'ascesa della destra

Il vero exploit delle urne tedesche è quello registrato dall'estrema destra: l'Afd è il terzo partito, con il 12,7% dei voti. Un successo andato oltre le previsioni, che già si annunciavano rosee. Nei lander dell'ex Germania Est è stata la seconda forza. In Sassonia addirittura la prima, con il 27% dei voti. Un'avanzata in decisa controtendenza rispetto alle sconfitte subite dalle formazioni populiste in Olanda, Austria e Francia. Si tratta di un segnale politico da non sottovalutare, che non rema certo in direzione europeista. Anche perché arriva nel Paese che più di ogni altro ha beneficiato dell'euro.
 
Niente scossoni sui mercati

Angela Merkel perde forza, l'estrema destra avanza. Gli equilibri in parlamento sono cambiati, ma l'Afd non è in grado di scalfire quelli di governo. La leadership spetta alla Cdu. Tenere assieme liberali e verdi non sarà semplice, ma non pare essere in discussione neppure il posto più delicato in ottica europea, quello di ministro delle Finanze. Anche Wolfgang Schäuble, il cui incarico sarebbe stato maggiormente in bilico in una coalizione con i socialisti, dovrebbe essere confermato. Ecco perché, al netto delle profonde novità, i mercati hanno reagito in maniera composta: cambia la squadra, non la direzione: a reggere il timone saranno sempre Angela Merkel e Wolfgang Schäuble.
 
Leggi anche:

Investire oggi: l’analisi dei mercati finanziari di Settembre 2017 | Andrea Delitala [VIDEO]
 
​​​