Come abbiamo già scritto, per muoverci davvero verso un’economia verde serve coinvolgere la finanza e creare un sistema finanziario green. Come? Secondo il Cambridge University’s Institute for Sustainability Leadership, i passaggi principali sono tre.
 
Per prima cosa, banche e altri soggetti finanziari devono trovare modi più fantasiosi per incanalare denaro verso i progetti ambientali. Una soluzione creativa e popolare, che combina il ritorno finanziario con il rispetto per l’ambiente, è ad esempio il cosiddetto green bond. Questi titoli sono essenzialmente dei prestiti che vengono fatti dagli investitori per finanziare la costruzione di centri per energia eolica o solare e impianti di produzione sostenibili. Sono molto popolari tra i grandi investitori istituzionali, come i fondi pensione. Il mercato ha registrato una crescita esplosiva di questi bond, con la previsione che quest’anno ne verranno venduti per 130 miliardi di dollari. Un enorme balzo in avanti rispetto ai 23 miliardi di dollari del 2013.
 
«Sono segnali molto positivi», spiega Andrew Voysey, direttore del Cambridge University’s Institute for Sustainability Leadership, «Mostrano che se vengono trovati gli strumenti giusti per gli investitori per far fruttare il loro capitale, gli investimenti scorrono molto rapidamente».
 
Molti Paesi usano i green bond per finanziarie iniziative di efficienza energetica. La Cina è di gran lunga l’emittente più grande. La previsione di Pechino è di vendere green bond per 400 miliardi di dollari per investire in innovazioni tecnologiche in grado di ridurre il consumo energetico di imprese e famiglie nel prossimo decennio. In Messico invece li usano per pagare l’installazione dell’illuminazione pubblica a basso consumo energetico e la sostituzione di elettrodomestici inefficienti. L’Australia ha messo in atto un programma simile per implementare l’efficienza energetica nelle amministrazioni locali, nella sanità e nell’agricoltura.
 
L’altro passaggio è riconoscere il costo ambientale di una attività imprenditoriale. Attualmente, l’economia mondiale si basa sulla regola “prendere, fare e disfarsene”, che si fonda su una visione fin troppo ristretta di quale sia il costo reale di un certo tipo di business. Questo significa che gli investitori scommettono su una corporation indipendentemente dal suo impatto ambientale. Misurare invece il costo ambientale potrebbe essere utile per valutare i titoli di investimento e scegliere quelli più sensibili alle tematiche ambientali.
 
E per fare questo, bisogna coinvolgere le banche, gli investitori e autorità di regolamentazione. In alcuni Paesi, ad esempio, le banche richiedono ora che i clienti commerciali soddisfino determinati standard ambientali come condizione per fare affari. La banca commerciale cinese ICBC, per esempio, monitora i potenziali clienti per controllare se siano a rischio di violare le norme sull’inquinamento dell’aria. Le banche francesi stanno cominciando anche a condurre una sorta di stress test dei clienti legati al clima. E in oltre 30 Borse di tutto il mondo si sta lavorando per rendere visibili agli investitori i record ambientali delle aziende quotate.

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