Ha preso ufficialmente il via il “Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria”, introdotto nel nostro ordinamento con l’obiettivo di promuovere e programmare iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria.
 
Istituito con decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze, di concerto con il ministro dell’Istruzione e quello dello Sviluppo economico, a dirigere il comitato è stata chiamata Annamaria Lusardi, che nel 2016 il New York Times ha indicato come uno dei sei economisti più influenti del momento. Lusardi insegna alla George Washington School of Business e ha coordinato l’ultima indagine Ocse Gallup sulla educazione finanziaria che ha coinvolto 150mila soggetti di 148 Paesi al mondo. Indagine dalla quale è venuto fuori come in Italia l’alfabetizzazione economica e finanziaria non venga considerata alla stregua delle altre materie scientifiche.
 
Accanto ad Annamaria Lusardi, nel comitato siedono dieci membri designati da amministrazioni centrali (ministero dell’Economia e delle finanze, ministero dell’Istruzione, ministero dello Sviluppo economico, ministero del Lavoro), da autorità finanziarie (Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip), dall’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari e dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti.

L’“alfabetismo finanziario”

Nel corso della prima riunione, il Comitato ha preso in esame una rassegna internazionale delle esperienze dei Paesi (più di 60) che hanno adottato una strategia nazionale per l’educazione finanziaria. «Un serio programma per l’educazione finanziaria deve avere una prospettiva di lungo periodo», ha spiegato Annamaria Lusardi. «Ma dobbiamo cominciare subito a mettere in moto attività di sensibilizzazione perché chiunque si trovi a fare scelte di gestione del proprio reddito o del proprio patrimonio sia consapevole che risparmio, investimento, assicurazione e previdenza svolgono tutti un ruolo importante nel determinare il proprio benessere economico nel presente e nel futuro».
 
Il primo intervento necessario, secondo l’economista, è quello che riguarda la formazione dei docenti. Ricorrendo a centri di formazione terzi oppure costruendo un’unità all’interno dello stesso ministero dell’Istruzione, con una certificazione delle competenze alla fine del percorso formativo. Il modello potrebbe essere quello dell’americano Center for Economics Education, specializzato nell’alfabetizzazione finanziaria dei docenti delle scuole.
 
«Per diffondere l’alfabetizzazione finanziaria», ha spiegato Lusardi al Sole 24 Ore, «si deve partire dalla scuola perché queste competenze devono rientrare tra quelle di base dell’individuo. Tutti prendiamo decisioni finanziarie e con l’aumento della durata della vita saremo chiamati a dare risposte concrete sul fronte previdenziale. Il che vuol dire dotarsi dell’abc della finanza come il saper leggere e scrivere nella scuola dell’obbligo». Come ha ricordato l’Ocse in uno dei suoi ultimi rapporti, «l’allungamento della vita cambierà tutto. E anche gli italiani saranno chiamati a prendere decisioni sul proprio futuro pensionistico in prima persona. Quindi, dovranno dotarsi di quelle conoscenze indispensabili per prendere decisioni consapevoli». Serve l’abc della finanza. Quello che Lusardi definisce “alfabetismo finanziario”. «Se non c’è questo anche le nuove generazioni non potranno partecipare alle decisioni economiche future del Paese».
 
Ignoranza finanziaria

Perché, a guardare i risultati dell’indagine Ocse, l’Italia non è messa proprio bene. Confrontando le risposte alle tre domande fatte nei diversi Paesi, emerge chiaramente che la mancanza dell’insegnamento dell’educazione finanziaria nella scuola fa sì che i giovani italiani abbiano una conoscenza che li pone solo di un livello sopra i colombiani. La sottovalutazione dell’educazione finanziaria, però, ha anche ragioni storiche: l’investitore italiano in passato ha investito soprattutto in immobili e in titoli di Stato. Investimenti semplici da capire, che hanno reso bene, spesso suggeriti dalle banche, dove il meccanismo di delega ha funzionato. Questo spiega anche il perché della scarsa conoscenza.
 
La prossima mossa del comitato ora sarà quella di individuare le prime iniziative concrete per avviare rapidamente un’attività di sensibilizzazione e informazione propedeutica alla vera e propria educazione in campo finanziario, assicurativo e previdenziale.

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