Janet Yellen, a capo della Federal Reserve, dalle montagne di Jackson Hole ha mandato un messaggio diretto al “tempio” di Wall Street: nella revisione delle riforme post crisi bisogna procedere con i piedi di piombo. E in cima alle riforme c’è soprattutto la legislazione Dodd-Frank, il testo voluto da Obama che ha regolato la finanza statunitense per tutelare sia i consumatori sia il sistema economico a stelle strisce. Ma il messaggio è stato rispedito al mittente. I grandi nomi della finanza chiedono con insistenza di alleggerire invece la regolamentazione. E la richiesta è stata accolta anche dal Congresso, dove esiste un progetto di legge pronto a rivoluzionare le norme esistenti.
 
Chi sono i nomi che chiedono la deregulation

L’attività di lobbying dell’alta finanza Usa per un’alleggerimento normativo coinvolge brand che vanno da JPMorgan a Goldman Sachs. E dietro, chiaramente, ci sono ragioni economiche. Secondo Bloomberg, se la deregulation avrà davvero successo, potrebbe portare nei bilanci annuali delle sei maggiori banche americane 27 miliardi di profitti in più, con un aumento medio del 20 per cento. Dal 22% di JPMorgan e Morgan Stanley al 16% di Goldman Sachs.
 
L’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon, ha invitato i politici Usa a «fare la cosa giusta», ovvero ad allargare le maglie della regolamentazione per favorire il flusso del credito. Anche se ha precisato: «Nessuna delle grandi banche vuole eliminare Dodd-Frank. Nessuno vuole tornare a vecchi bei tempi o anche solo a pratiche quali il trading proprietario. Il gioco è ricalibrare le riforme che non hanno funzionato».
 
Cosa aspettarsi

Janet Yellen a Jackson Hole ha lasciato uno spiraglio aperto a «correzioni», soprattutto a vantaggio delle piccole banche e imprese. Ma la partita potrebbe diventare molto più tesa.
 
Il presidente americano Donald Trump ha definito più volte la Dodd-Frank «un disastro» da «smantellare».A giugno la Camera a maggioranza repubblicana ha approvato una legislazione, ribattezzata Financial Choice Act, che rivoluzionerebbe la Dodd-Frank, cancellando la Volcker rule (che vieta il trading proprietario), offrendo supervisione ridotta, abbassando i requisiti di capitale, ridimensionando drasticamente i poteri del Bureau per la protezione finanziaria dei consumatori. E il Tesoro ha presentato un documento simile nei contenuti.
 
È vero che il progetto parlamentare sembra destinato a naufragare al Senato, dove prevalgono le opinioni più moderate. Ma l’attività di lobbying e gli sforzi per la deregulation vanno avanti. Anche con la scelta di nomi ad hoc nell’establishment di Washington.

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