Anche il silenzio dice molte cose. Soprattutto quando a non dare indicazioni sono il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, e quello della Federal Reserve, Janet Yellen. I mercati hanno a lungo atteso, a margine del meeting di Jackson Hole, cenni e indizi sul futuro della politica monetaria. Ma Draghi e Yellen sono rimasti ancor più abbottonati del solito. Con un effetto collaterale: rafforzare l'euro.
 
Le parole di Janet Yellen

Yellen, proabilmente al suo ultimo incontro a Jackson Hole vista la scadenza del mandato il prossimo febbraio, ha difeso il suo operato e respinto (in modo velato ma non troppo) le accuse di Donald Trump: le regole per la finanza e in particolare la Dodd-Frank varata in Usa all'indomani della grande crisi di Wall Street del 2008, ha affermato, “hanno reso il sistema sostanzialmente più sicuro”. Una frase che sa di risposta al presidente in carica, che aveva espresso la convinzione che le nuove e più stringenti regole abbiano frenato l'attività delle banche. Yellen ha invece sottolineato che i requisiti di capitale hanno promosso la crescita del credito. Sul futuro dell'economia statunitense – ha continuato - “non possiamo mai essere sicuri che una nuova crisi non si verifichi ma se ricordiamo la lezione possiamo riprenderci da eventuali rischi più velocemente”.
 
Le parole di Mario Draghi

Il presidente della Bce si è concentrato sulla crescita: “La ripresa globale – ha affermato - si sta rafforzando: in alcuni Paesi come gli Stati Uniti questo processo è visibile già da alcuni anni mentre in altri come in Europa e il Giappone la ripresa si deve ancora consolidare”. Draghi ha poi proseguito con una frase in linea con il prossimo allentamento del quantitative easing: “È opportuno che le nostre discussioni si concentrino non solo su come stabilizzare l'economia ma anche su come renderla più dinamica, migliorando al tempo stesso il benessere della popolazione”. Neppure Draghi, però, ha rinunciato a una stoccata nei confronti di Trump: ha definito un'eventuale svolta protezionistica “un grave rischio” per la crescita dell'economia. Il presidente dell'Eurotower si è augurato quindi una “maggiore apertura”, chiave di un'economia più dinamica. Una necessità, perché “senza una crescita più forte la ripresa convergerà verso livelli più bassi. A sua volta – ha continuato - la crescita più lenta renderà più difficile abbattere il debito”.
 
Il silenzio fa correre l'euro

Nei giorni precedenti a Jackson Hole, l'euro si era apprezzato in vista dell'affievolimento del Qe. Da Draghi non sono arrivate indicazioni specifiche sulla volontà di rallentare la corsa della moneta unica. Per il presidente della Bce non sembra essere una preoccupazione. Ecco perché il suo silenzio ha spinto ulteriormente l'euro, fino ai massimi da gennaio 2015. È stato questo il principale effetto di Jackson Hole. Si guarda, quindi, già oltre: circolo rosso sul 7 settembre (riunione della Bce) e sul 20 settembre (sarà il turno della Fed). Da lì potrebbe arrivare qualche indicazione in più sul tapering.

Leggi anche:

MIFID 2 irrompe sui mercati, cosa cambia per il sistema finanziario?
Investire oggi: l’analisi dei mercati finanziari di Agosto 2017 | di Marco Piersimoni [VIDEO]
 
​​​