Risparmiare fa bene ai propri conti e anche a quelli degli altri. L’industria dell’asset management gioca infatti un ruolo sociale sia per i privati sia per la crescita economica del Paese. E l’Italia, si sa, di crescita ha bisogno.
 
Bisogna considerare che le società di investimento, oltre a raccogliere il capitale dei risparmiatori, contribuiscono allo sviluppo della società fornendo un canale alternativo di finanziamento rispetto alle banche, investendo in obbligazioni societarie, oltre che in azioni.
 
Gli asset manager riescono a diversificare il loro portafoglio in maniera più efficace di quanto potrebbero fare da soli, accorpando i risparmi di una moltitudine di soggetti e investendoli sui mercati finanziari, spesso su segmenti difficilmente accessibili ai privati. Il denaro dei risparmiatori, in questo modo, rientra nell’economia reale, nelle casse di imprese o degli Stati.
 
Pensiamo ai PIR, i Piani individuali di risparmio che al loro esordio hanno vivacizzato (e non poco) la Borsa, e che con il loro successo stimoleranno certamente la quotazione e la crescita di numerose imprese italiane.
 
Non solo. Con il cambio demografico in corso, e l’invecchiamento crescente della popolazione, la tanto attesa pensione non è più una certezza indissolubile alla fine della vita lavorativa. Allo stesso tempo, l’aspettativa di vita aumenta, e così anche il rischio di essere più a lungo dei “poveri pensionati”. È il cosiddetto longevity risk. Ma alcuni rimedi esistono. E si chiamano pianificazione finanziaria e risparmio a lungo termine. L’impiego produttivo del capitale a lungo termine con investimenti appropriati, senza lasciare i propri risparmi sotto il materasso, è infatti la soluzione che permette di aumentare il rendimento del proprio portafoglio. In modo che il tenore di vita futuro sia agli stessi livelli di quello presente.
 
Ecco perché l’asset management svolge anche una funzione sociale, contribuendo insieme al mantenimento del welfare privato e alla crescita del Paese.

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