Un nuovo prodotto che assicura una scelta in più ai lavoratori, ma anche maggiore concorrenza e costi minori per gli istituti finanziari. Dai Fondi aperti, passando per i Pip, ora è il momento dei Pepp, i Pan-European Personal Pension, tradotti in italiano in fondi pensione europei. L’obiettivo è dare una scelta in più ai cittadini europei, un’opzione che sia semplice e alla portata di tutti, ma anche stimolare chi non ha ancora aderito a un piano pensionistico: secondo i dati dell’Ocse ben tre europei su quattro (il 73%) con età tra i 25 e i 59 anni non hanno un proprio piano. Un gap da colmare in fretta.
                                                                               
Una novità che fa bene a tutti
        
       
Questi fondi pensione, secondo gli annunci, saranno semplici e “standard”, in modo che tutti possano acquistarli senza timori. Le informazioni per i sottoscrittori saranno facili da comprendere, le linee di investimento saranno chiare e si potrà scegliere tra poche opzioni. Inoltre, ogni cinque anni si potrà scegliere un nuovo emittente. La somiglianza tra questi prodotti e i Pip permetterà a banche e assicurazioni italiane emittenti di aggredire anche nuovi mercati. Il che significa maggiore concorrenza, maggiori offerte di prodotti pensionistici a capitalizzazione e minori costi, che peraltro in Italia sono già più bassi rispetto alla maggior parte dei Paesi europei.
 
Il prodotto voluto dall’Europa

I Pepp dovrebbero essere lanciati sul mercato al massimo entro un anno, ma la loro creazione parte tre anni fa grazie al lavoro dell’Eiopa, l'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali in seguito alla segnalazione della Commissione nell'ambito del progetto per la realizzazione dell'Unione dei mercati dei capitali. Anche l’italiana Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, ha partecipato alla progettazione.
 
Verso un mercato unico europeo della previdenza complementare

Alcuni specialisti dell’ambito hanno letto questa scelta come un segnale della prossima creazione di una Capital Market Union europea: un mercato unico della previdenza complementare che porterà anche a una armonizzazione tra i prodotti presenti nei vari Paesi per costi, caratteristiche, governance, qualità delle prestazioni offerte, servizi e garanzie.
 
Un assist per il governo italiano

Questo slancio in tema di previdenza può essere sfruttato anche dal governo Gentiloni per riformare il sistema previdenziale del nostro Paese. Da analizzare sarà sicuramente il ruolo dei board dei fondi pensione, il margine di manovra che gli iscritti ai fondi potranno avere nella scelta dei profili di investimento, ma sul tavolo sarà presente anche il tema della fiscalità, che in Italia ha un trattamento diverso rispetto alla media europea, e quello della vigilanza, che nel nostro Paese è molto più rigida rispetto agli altri Paesi Ue.

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