Quello di Amburgo di inizio luglio è stato il G20 dei compromessi, degli equilibrismi, degli accordi forzati su clima e commercio e delle polemiche seguite agli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Il tema principale è stato quello dell’ambiente, già ampiamente discusso nel 2015 in occasione degli accordi di Parigi, che ha dato vita a una nuova realtà a causa del passo indietro degli Stati Uniti: il G19 sul clima.
                           
Nasce il G19 sul clima

Ovviamente l’etichetta è soltanto dei media, non verranno organizzati ufficialmente incontri di questo tipo, ma rende bene l’idea. A parte gli Usa, gli altri 19 Paesi presenti e l’Unione Europea hanno confermato gli accordi di Parigi e si sono impegnati ad “attuare completamente” quanto concordato due anni fa. Tutti i capi di Stato hanno riconosciuto che servono maggiori sforzi e collaborazione per combattere il cambiamento climatico, identificato come un problema globale. Per farlo, è necessario puntare sull’innovazione, che creerà nuovi posti di lavoro, e incentivare la green economy, in modo da vivere in un pianeta più sano e avere economie più forti. Dal canto suo Trump ha dichiarato che il suo Paese si impegnerà a “lavorare a stretto contatto con altri Paesi, per aiutarli ad accedere e ad utilizzare combustibili fossili in modo più pulito ed efficiente e a dispiegare energie rinnovabili e da altre fonti pulite”. Una parziale apertura alla collaborazione, il massimo che la diplomazia è riuscita a spuntare.
 
La posizione del mondo finanziario

Sono molti i player del mondo economico e finanziario, dalle aziende petrolifere alle società di gestione del risparmio, che chiedono maggiore trasparenza e regole più stringenti per limitare l’impatto del cambiamento climatico. La Task Force on Climate Related Financial Disclosures, che raggruppa oltre 100 società con un valore di capitalizzazione di circa 3 miliardi e mezzo di dollari, ha comunicato ai governi la propria proposta: inserire nei bilanci delle compagnie anche la valutazione dei potenziali impatti sul clima, le iniziative per limitare le emissioni di gas serra e i piani d’azione in fase di progettazione per la transizione climatica. «I mercati finanziari hanno la possibilità di migliorare le nostre prospettive di fronteggiare il climate change – ha spiegato il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney, alla guida della Task Force – ma solo se rendiamo più trasparenti i rischi e le opportunità legati al clima».
 
Il commercio internazionale sotto la lente di ingrandimento

Altro tema importante discusso ad Amburgo è stato quello del libero scambio: anche il presidente della Russia Vladimir Putin e il presidente della Cina XI Jinping hanno affermato che i mercati rimarranno aperti allo scambio internazionale e al commercio, perché rappresentano il motore della crescita, dello sviluppo economico, della produttività e della creazione di nuovi posti di lavoro. Tutti gli altri Paesi, Stati Uniti compresi, hanno dichiarato che proseguirà la lotta al protezionismo e alle pratiche commerciali scorrette, pur riconoscendo gli atti di difesa commerciale dei singoli Stati. Un abile stratagemma comunicativo per non fare emergere troppo il senso del compromesso raggiunto. Ma questa, al momento, è la realtà dei fatti.

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