Un altro passo verso l'adozione del MIFID II. Lo scorso 5 luglio, la commissione Finanze della Camera ha espresso parere favorevole al testo che accoglie la nuova disciplina che regola i servizi finanziari europei. La normativa, varata dal Parlamento UE il 15 aprile 2014, ha prima fissato il termine ultimo per l'adozione dei singoli Paesi al luglio 2016. Per poi posticipare la scadenza di un anno. L'Italia è quindi al limite del tempo massimo, con l'entrata in vigore già fissata al 3 gennaio 2018. Il passaggio in commissione è accompagnato da alcuni rilievi, condizionando il parere favorevole a quattro condizioni e nove osservazioni.
 
Le quattro condizioni


Le condizioni sono gli elementi di maggior rilievo. Due riguardano la Banche di credito cooperativo. Si chiede che la vigilanza Consob in materia di intermediazione finanziaria non sia retroattiva. Una richiesta che la commissione rimanda al governo con l'obiettivo di “evitare situazioni di incertezza normativa che minerebbe la stabilità patrimoniale e finanziaria delle Bcc e delle Casse rurali”. Si propone inoltre all'esecutivo di disciplinare con apposita norma “il regime applicabile alle azioni emesse dalle Bcc e dalle Casse rurali, in modo da tenere conto delle peculiarità dell'emittente quale banca cooperativa a mutualità prevalente, del carattere essenzialmente partecipativo di tali azioni e degli importi di sottoscrizione”. In sostanza, le Banche di credito cooperativo dovrebbero essere esentate dai maggiori oneri informativi previsti dal Mifid II.
 
Viene inoltre proposto che gli agenti di cambio “siano destinatari e non titolari dei poteri di product intervention”. Cioè dell'attività che punta a vietare o limitare la distribuzione di specifici prodotti finanziari, ritenuti nocivi per gli investitori per pericolosi per l'intero sistema. La commissione richiede, infine, che il Mifid II abbia un periodo “transitorio” di sei mesi, “al fine di adeguare i contratti in essere alle nuove norme”.
 
Le osservazioni della commissione

Alle quattro condizioni, seguono nove osservazioni. Cioè misure che la commissione richiede con meno forza, rimandando al governo la possibilità di “valutare” eventuali ritocchi. Il più significativo riguarda “l'opportunità di rivedere, eventualmente sopprimendolo, il nuovo articolo 30-bis del TUF, relativo alle modalità di prestazione del servizio di consulenza in materia di investimenti da parte dei consulenti finanziari autonomi e delle società di consulenza finanziaria” che “dà la possibilità ai consulenti finanziari autonomi di promuovere e prestare il servizio di consulenza in materia di investimenti anche in luogo diverso dal domicilio eletto”. Si tratta della misura che regola la cosiddetta “offerta fuori sede” e rappresenterebbe un riconoscimento normativo alla consulenza finanziaria indipendente.

Sempre in tema di consulenti finanziari, la commissione sottolinea che “l'approvazione dello Statuto dell'Organismo di vigilanza e tenuta dell'albo unico da parte del Ministero dell'economia e delle finanze avvenga solo quando le modifiche riguardano le funzioni di vigilanza”. Una misura richiesta per proteggere “l'autonomia dell'Organismo, privandolo di diritti già acquisiti”. All'albo dovrebbe poi essere applicato lo stesso “regime di responsabilità previsto per l'esercizio delle funzioni a esso trasferite dalla CONSOB – che attualmente le esercita – e che, quindi, risponda in sede civile solo per il dolo o la colpa grave”. Il focus su Bcc e Casse rurali torna anche nelle osservazioni: “Il Governo – si legge nel documento approvato lo scorso 5 luglio – valuti l'opportunità di prevedere un'agevolazione fiscale sull'imposta di bollo eventualmente dovuta dai clienti che sottoscrivono azioni delle Bcc-Cr”.

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