Il livello di educazione finanziaria tra i giovani italiani migliora. Ma resta ancora al di sotto della media Ocse. È il risultato di un'indagine del Programme for International Student Assessment. I dati si riferiscono al 2015 e segnano un passo avanti rispetto alla precedente indagine dello stesso tipo (datata 2012).  I risultati, spiega il report “indicano in quale misura gli studenti quindicenni hanno acquisito il bagaglio di conoscenze e di competenze finanziarie necessario per la transizione dalla scuola dell’obbligo all’istruzione superiore, al mondo del lavoro o dell’imprenditoria”.
 
I passi in avanti dal 2012

Nel 2012, l’Italia aveva raggiunto i 466 punti. Un livello che poneva il Paese in coda ai 18 Paesi analizzati. Dopo tre anni, i punti sono diventati 489: l'Italia è compresa nella fascia tra la settima e la nona piazza (su 15 Paesi), sullo stesso livello di Polonia e Stati Uniti ma leggermente inferiori alla media (489 punti) dei 10 paesi Ocse che hanno partecipato all'analisi. Il divario ha, però, delle caratteristiche singolari. Che potremmo riassumere così: i quindicenni italiani hanno una buona dimestichezza con l'alfabetizzazione sufficiente all'utilizzo di servizi finanziari basilari ma sono lontanissimi dalla vetta quando la complessità delle nozioni aumenta.
 
Carenze e punti di forza

Il 35% dei quindicenni ha già un conto corrente. Lo studio non specifica se sia causa o effetto, ma evidenzia che i giovani correntisti registrano (a parità di status socioeconomico) risultati più alti di 23 punti. Questa dimestichezza “quotidiana” è confermata dal fatto che il 20% degli italiani non riesce a raggiungere il livello-base di educazione finanziaria. Una porzione ancora elevata, ma comunque inferiore rispetto alla media Ocse (22%). Chi appartiene a questa fascia non è in grado di identificare prodotti e termini finanziari di uso comune, di riconoscere la differenza tra bisogni e desideri, non è in grado di prendere decisioni semplici sulle spese quotidiane. Gli studenti italiani perdono terreno quando il livello si alza. Solo il 6% (contro una media Ocse del 12%) raggiunge il “grado 5”, cioè quello più elevato. Solo chi appartiene a questa ristretta minoranza è in grado di “analizzare prodotti finanziari complessi, risolvere problemi finanziari non tipici e dimostrare una comprensione del panorama finanziario più ampio”. 
 
Le iniziative virtuose

Il Pisa sottolinea che “in Italia, l’educazione finanziaria non fa parte dei programmi scolastici”. Ma indica anche un esempio virtuoso: il programma varato nel 2007 da BancaItalia e Ministero dell’Istruzione prevede lezioni nelle scuole superiori da parte di professori formati da via Nazionale. Una valutazione eseguita nell’anno scolastico 2008/2009 ha dimostrato che “il programma è riuscito ad aumentare le conoscenze in ambito finanziario degli studenti che hanno partecipato al programma”. Nell'anno scolastico 2015/2016, il programma si è rivolto a oltre 60 mila studenti. Non tutti, però, possono tornare a scuola. Ecco allora che possono tornare utili altre iniziative, rivolte non solo ai più giovani. Widiba, ad esempio, ha fatto partire da Firenze e ha esteso a Pisa degli hub di educazione finanziaria: luoghi nei quali (un giorno a settimana) i cittadini possono ricevere informazioni qualificate in tema di investimenti, previdenza complementare, indebitamento, Fisco, mercati e Piani Individuali di Risparmio

Diffondere la cultura finanziaria non significa limitarsi necessariamente ai momenti di educazione tout-court. Aumentare il grado di conoscenza in ambito finanziario significa aver consapevolezza dei propri investimenti e la formazione non può che avvenire anche attraverso momenti di confronto, di sfida e di divertimento. Su queste basi si fonda l’iniziativa di Top Advisor, promosso da Pictet, un concorso a premi che, alla sua quarta edizione iniziata il 2 maggio, vedrà sfidarsi professionisti degli investimenti, studenti universitari e privati nella gestione di un portafoglio virtuale nell'arco di un anno. 

 
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