Non serviva certo la sfera di cristallo per pensare a una reazione del genere. Dopo un anno di campagna elettorale a sostenere tesi protezionistiche e a parlare di freno all’immigrazione e al libero scambio, con particolare riferimento al Nafta, il Presidente Trump ha voluto confermare in parte le sue promesse con la firma di due decreti esecutivi che vanno in quella direzione. L’incontro con gli altri grandi del Pianeta durante il G7 di Taormina sembra aver smussato questa corsa improntata sul concetto di America First tante volte ripetuto durante la sfida a Hillary Clinton, ma il Governatore della BCE Mario Draghi non ha nascosto la propria preoccupazione.
 
I decreti esecutivi di Trump

Circa due mesi fa The Donald ha posto la propria firma presidenziale su due decreti esecutivi per dare il la a un processo di revisione della politica commerciale americana con l’obiettivo di scoprire gli illeciti che hanno portato il deficit commerciale statunitense a 500 miliardi di dollari. Questo processo dovrebbe portare a scelte nette in termini di tariffe e accordi commerciali, anche se molti osservatori hanno sottolineato che il linguaggio di questi ordini esecutivi è molto più morbido dei toni utilizzati da Trump lo scorso anno.
 
La preoccupazione della BCE

Tuttavia, le parole che arrivano dalla Banca Centrale Europea non sono proprio cariche di speranza. Anzi. Mario Draghi, quando gli europarlamentari hanno avanzato dubbi e fatto domande sui rapporti poco sereni con l’amministrazione degli Stati Uniti in tema di commercio, ha risposto con un asciutto “siamo preoccupati”. Per poi aggiungere un ragionamento che coinvolge il libero scambio in un senso molto ampio. “L'intera costruzione della Ue e del mercato unico – ha affermato il Governatore della BCE – si basa sulla condivisione dei benefici che derivano dal libero commercio. Negli ultimi 10-15 anni abbiamo visto che il libero commercio e la globalizzazione hanno portato enormi benefici ma anche che questi non sono stati condivisi da tutti. Qui dobbiamo fare di più ma, in questo senso, gli orientamenti neo-protezionistici che sono stati espressi negli Stati Uniti ci preoccupano sicuramente".
 
I passi avanti del G7

Che il braccio di ferro ci sia stato, soprattutto con la Germania, nessuno lo ha negato. Ma alla fine pare che il vertice di Taormina abbia dato un risultato che fa ben sperare per il futuro. Lo ha confermato anche la Cancelliera tedesca Angela Merkel, quando ha spiegato che “Manterremo i nostri mercati aperti rifiutando il protezionismo, ma anche le pratiche commerciali scorrette”. Anche il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha parlato di “passi significativi” sullo spinoso tema del libero scambio. Segno che Trump ha dovuto cedere qualcosa. A livello globale il libero mercato, forse, non è più così in pericolo come appariva qualche mese fa. Ma per saperlo con certezza dovremo attendere ancora qualche tempo.

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