Oltre i tre quarti dei Millennial sono convinti che governo e istituzioni debbano rivestire un ruolo di primo piano per garantire l’accesso globale all’acqua sicura e a servizi igienico-sanitari adeguati, ma che non si faccia abbastanza per raggiungere questo obiettivo. Sono alcuni dei dati venuti fuori da un sondaggio che il Consiglio mondiale dell’acqua (World Water Council), che comprende circa 300 associaizoni a livello mondiale, ha condotto tra i più giovani. L’istituzione ora, a meno di un anno dall’ottavo World Water forum che si svolgerà a Brasilia nel marzo 2018, invita tutti i governi a concentrarsi sulle questioni legate all’acqua e a dare priorità alle risorse idriche e alla loro gestione. Come? Investendo di più per fornire acqua potabile e servizi igienico-sanitari adeguati a tutto il pianeta. Un investimento, spiega Benedito Braga, presidente del Consiglio mondiale dell’acqua, che offre un elevato ritorno in termini di risparmio nella spesa sanitaria e di sviluppo su tutti i livelli.
 
Se l’accesso alle risorse idriche è migliorato negli ultimi anni in Asia e in America Latina, nell’Africa sub-sahariana resta ancora molto da fare. Circa un terzo della popolazione è ancora senza accesso a fonti di acqua potabile migliorata, e si registrano notevoli disparità tra aree rurali e urbane. Al 2015, anno di scadenza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, il 32% della popolazione mondiale (2,4 miliardi di persone) non aveva ancora accesso a servizi igienico-sanitari adeguati.
 
Una situazione confermata anche nel sondaggio che il Consiglio mondiale dell’acqua ha condotto tra i Millennial. Nonostante quasi la metà dei giovani sia consapevole degli enormi progressi fatti negli ultimi cinque anni in Asia sul fronte della sicurezza idrica, meno di un terzo è convinto che siano stati fatti progressi nel continente africano.
 
«I leader mondiali sanno che i servizi igienico-sanitari sono fondamentali per la salute pubblica, ma dobbiamo agire subito», ha detto Benedito Braga. «Al fine di rendere l’acqua e i servizi igienico-sanitari universalmente disponibili entro il 2030, serve impegno ai massimi livelli. È altresì importante che le fonti di acqua siano ottimizzate per assicurare che si tratti di risorse idriche sicure».
 
Bisogna investire subito nell’acqua sicura, anche perché un investimento di questo tipo offre un elevato ritorno. «Per ogni dollaro investito in acqua e servizi igienico-sanitari», spiega Braga, «si stima che vi sia un ritorno di 4,3 dollari (400%) sotto forma di riduzione dei costi di assistenza sanitaria». Non solo: investimenti di questo tipo aiutano lo sviluppo globale in quanto permettono «ai Paesi e alle società di progredire economicamente, culturalmente e politicamente». Un esempio: si stima che per ogni miliardo di dollari investiti in acqua e acque reflue si generino 28.500 nuovi posti di lavoro.
 
Un primo passo è stato fatto lo scorso anno quando a Budapest, durante un incontro con lo High Level Panel on Water: la Banca Mondiale con altre otto Banche Multilaterali di Sviluppo e il Green Climate Fund si sono impegnati formalmente a raddoppiare gli investimenti in infrastrutture idriche nei prossimi cinque anni. Ma gli investimenti pubblici non bastano. Anche gli enti privati devono fare la loro parte. Le aziende non a caso sono sempre più consapevoli dell’importanza degli investimenti nell’acqua potabile e nei servizi igienico-sanitari: il 46% degli amministratori delegati concorda infatti sul fatto che la scarsità di risorse e i cambiamenti climatici trasformeranno la loro attività nei prossimi cinque anni. Il pianeta è di tutti, lo sviluppo pure. L’acqua sicura è un diritto umano e tutti devono impegnarsi per rispettarlo.

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