Sin dai tempi della campagna elettorale, il rapporto tra Donald Trump e la Federal Reserve non è mai stato idilliaco. Il presidente Usa ha spesso criticato la Banca centrale americana e la presidente Janet Yellen per aver mantenuto tassi di interesse prossimi allo zero negli ultimi anni. E ora che è arrivato alla Casa Bianca, il timore del tycoon è che i suoi piani di crescita economica potrebbero essere ostacolati da una politica monetaria avversa.
 
Bisogna ricordare che Trump ha il potere di rinnovare il consiglio della Fed, facendo in modo che sia più accomodante con i suoi obiettivi politici. Il rischio è che la Banca centrale perda la sua autonomia decisionale in politica monetaria rispetto al potere politico vero e proprio. Non a caso, la stessa Yellen ha ribadito più volte la necessità di mantenere la Fed separata dalle esigenze a breve termine della politica.
 
La Fed ora si sta muovendo per frenare l’inflazione tramite un restringimento della politica monetaria espansiva. A metà marzo i tassi di interesse sono stati aumentati per la terza volta in tre mesi salendo alla fascia 0,75-1%. Una stretta che, come ha spiegato Janet Yellen, sarà comunque graduale e programmata: sono previsti altri due rialzi durante l’anno e altri tre nel 2018.
 
Il giro di vite sui tassi però può rafforzare il dollaro. Uno scenario indigesto per Trump, in quanto renderebbe più difficile la competizione sui mercati internazionali. Non solo. Il presidente americano e molti Repubblicani temono che una politica monetaria più restrittiva possa diventare un ostacolo per la linea espansiva basata sul taglio delle tasse (con la riforma fiscale) e un piano di investimenti pubblici in infrastrutture.
 
Yellen però al momento resta cauta. È troppo presto, ha detto, «per valutare come la politica economica [di Trump] potrebbe alterare lo scenario». Per il momento il perimetro istituzionale della Fed è salvo. Ma Trump potrebbe ben presto rompere questo muro. Dopo le dimissioni di Daniel Tarullo, infatti, il presidente deve nominare tre dei sette membri del consiglio. E potrebbe sceglierli “con cura”, in linea con le sue esigenze politiche. Non solo: i mandati di Janet Yellen e il suo vice Stanley Fischer sono in scadenza nella prima metà del 2018.
 
Senza dimenticare gli altri terreni di scontro tra la Fed e Trump. Yellen teme anzitutto che il deficit spending e il taglio delle tasse potrebbero far aumentare il debito federale e provocare un’esplosione dell’inflazione. Inoltre, la presidente della Fed è contraria alla demolizione della legge sulla finanza Dood-Frank varata da Obama. Un “nemico in casa” per Trump che potrebbe scatenare una guerra interna alla stessa amministrazione.

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